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Anche a Roma la DPL presa d'assalto. Tantissimi si sono messi in fila, ma solo per pochi ne è valsa la pena…
ROMA - "Il peggio è passato, stamattina abbiamo finito alle 11".
Parla come chi si è appena lasciato alle spalle giorni molto duri la dott.ssa Annamaria Miraglia, responsabile dell'ufficio stranieri della Direzione Provinciale di Roma. E probabilmente ha ragione.
Di fronte agli sportelli di via dei Vestini, dove ci si prenota per presentare le richieste di autorizzazione al lavoro, non c'è più la fila interminabile di persone della scorsa settimana, quando all'indomani della pubblicazione del decreto flussi si era nel pieno della corsa alle quote.
Chi passava da queste parti non poteva non notare tutta quella gente stretta tra il muro e la transenna. Per la maggior parte erano immigrati, con in tasca la delega firmata da un datore di lavoro.
Qualcuno di loro, per non perdere il posto, ha passato di fronte alla DPL anche tutta la notte, sperando di riuscire a prenotarsi la mattina seguente.
Quando, subito dopo la chiusura degli sportelli, la transenna si svuotava, in quella stretta viuzza rimanevano le tracce di un accampamento di fortuna: qualche vecchia sedia, il sellino divelto di un motorino, ombrelli, cartacce e lattine vuote.
Eppure, per molte delle persone che hanno passato tante ore in fila tutti quei sacrifici però non serviranno a niente: anche per il 2004 le richieste di autorizzazione al lavoro sono di gran lunga superiori alle quote stabilite dal decreto flussi.
L'avvocato Anna Maria Spalluto, specializzata in immigrazione, vede la stessa scena ripetersi da anni.
"È sempre così: si stabiliscono delle quote che non corrispondono alla reale esigenza di lavoratori stranieri. Non esiste un monitoraggio serio. Pensate che qui a Roma martedì scorso erano già prenotate la metà delle quote disponibili".
E martedì era solo il secondo giorno utile per prenotarsi…
"Fino ad oggi - ammette la Miraglia - abbiamo raccolto un numero di prenotazioni quattro volte superiore alla quota assegnata a Roma".
Le file sembrano quindi inevitabili: tutti sanno che chi presenta tardi la sua richiesta ha scarsissime chances di far entrare un lavoratore straniero.
Ed è anche inutile prendersela con le DPL, che anzi in molti casi hanno cercato di venire incontro alle esigenze di chi doveva presentare la domanda.
"Quest'anno- assicura la Miraglia - abbiamo accettato le prenotazioni proprio per ridurre il tempo d'attesa in fila, ma non potevamo evitare la corsa all'accaparramento.
I nostri sportelli - continua - hanno lavorato tutti a pieno ritmo, nonostante parte del personale fosse ancora spostato negli uffici polifunzionali, che a Roma stanno terminando le convocazioni per la regolarizzazione".
Meglio allora andare alla radice del problema, come fa l'avvocato Spalluto.
"La realtà è che le quote andrebbero abolite. Sono solo una grande ipocrisia. Quanti sono quelli che assumerebbero a distanza una badante che non hanno mai conosciuto? Bisognerebbe far entrare in Italia i lavoratori stranieri semplicemente in base alla necessità".
Scoraggiati, chiediamo alla dott.ssa Miraglia almeno una buona notizia.
"Credo i tempi per la consegna delle autorizzazioni al lavoro saranno molto rapidi.
Inoltre, grazie ad un accordo con la Questura, insieme all'autorizzazione consegneremo il nulla osta all'ingresso del lavoratore, in modo da evitare un'altra fila davanti all'Ufficio Stranieri".
In pratica, a Roma hanno applicato uno dei principi dello "sportello unico per l'immigrazione" previsto dalla Bossi-Fini. Finchè non verranno pubblicati i decreti d'attuazione della nuova legge, questa struttura rimarrà però sulla carta.
Chissà se con l'apertura degli sportelli unici le cose miglioreranno...
La dottoressa Miraglia, che del resto non può abbandonare il suo ruolo istituzionale, è cauta: "aspettiamo di vederli all'opera, - dice - poi potremo giudicare".
L'avvocato Spalluto invece già scuote la testa: "Non cambierà molto, perché i permessi di soggiorno saranno rilasciati ancora dalla Questura. E se gli uomini e i mezzi a disposizione degli uffici stranieri rimarranno quelli attuali, non ci si può aspettare di ridurre i tempi d'attesa…"
(2 febbraio 2004)
Elvio Pasca
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