ROMA - Roma come Parigi: mercatini etnici nelle piazze della città - sono oltre 100 i siti già individuati - un grande centro multiculturale, aperto a tutti i ceti e le etnie, e il gemellaggio di una municipalità con un arrondissement, le famose circoscrizioni della capitale francese, per rendere gli stranieri protagonisti della vita cittadina.
Sono solo alcuni dei progetti che Franca Eckert Coen, consigliere delegato alle Politiche della Multietnicità del Comune di Roma, intende realizzare nei prossimi mesi.
All’indomani del via libera da parte della maggioranza in Campidoglio del nuovo regolamento elettorale, che consente a 180mila immigrati residenti di votare propri candidati in consiglio comunale e nei 19 municipi metropolitani, parla di Roma, città della pace e dell’integrazione, Franca Eckert Coen, che sta per affrontare un lungo viaggio nelle comunità etniche della Capitale, per stimolare un interesse ai diritti fondamentali "che deve venire dal basso".
"Il mio ruolo è di essere trasversale tra i vari assessorati, per creare una ricomposizione che riguarda i problemi della casa e della scuola, la vita quotidiana, il lavoro di ognuno", spiega la Coen, che su delega del sindaco Veltroni ha il compito di predisporre un programma unico sul sostegno all’integrazione nelle politiche settoriali dell’Amministrazione comunale. "Ma non ho un assessorato per farlo - aggiunge - quindi devo per forza utilizzare quello che c’è sul territorio. Il mio ruolo è quello di coordinare il programma ed individuare i bisogni. Adesso, per esempio, c’è un progetto con il commercio, molto interessante. Sono previsti alcuni spostamenti dei mercati. Allora tutte queste piccole iniziative spontanee, spesso fuori legge e dove le persone sono sfruttate, potrebbero diventare mercatini folcloristici, etnici, regolari, che si svolgono nelle varie piazze. E’ un progetto molto grosso: sono oltre 100 mercati che stiamo studiando. Dovrebbe essere un po’ come succede a Parigi, che è maestra in questo campo".
"C’è poi un progetto pilota nel X municipio, ancora tutto da iniziare - prosegue Franca Eckert Coen - che prevede il gemellaggio tra una municipalità di Roma e un arrondissement di Parigi. Lo scopo è quello di far diventare protagonista lo straniero che ci vive, che racconta le storie delle sue origini e della sua vita. Ma non solo. Un altro progetto interessante sul quale stiamo studiando - rivela - riguarda la realizzazione di un centro multiculturale, una vera casa della multietnicità. Abbiamo parlato di Villa Piccolomini che è un centro del dialogo, ad alto livello. Noi però abbiamo bisogno anche di un centro multiculturale frequentato dalla gente comune, dall’adulto al bambino. E’ importante anche per la trasmissione delle proprie storie etniche, del proprio paese, perché questo patrimonio non venga disperso. Il centro si potrebbe anche sovvenzionare con la vendita dei prodotti etnici, ma è ancora tutto da vedere. Stiamo individuando alcune scuole dismesse, ma ancora efficienti, che potrebbero prestarsi a diventare sede di questo centro. Ho già chiesto un contributo, in collaborazione con i servizi sociali. In questo momento la IV Commissione sta esaminando questi problemi".
Se tutto andrà come previsto, a giugno 2002 gli immigrati residenti a Roma potranno eleggere propri rappresentanti in consiglio comunale, anche se non avranno diritto di voto. Cosa farete per sollecitare la partecipazione alla consultazione elettorale?
"Devo dire che enti come la Caritas e il Sant’Egidio fanno un buon lavoro in questo senso. Ma la mia sfida sarebbe quella di parlare direttamente con le comunità. Cominciare proprio a rendere loro i veri protagonisti. Ho deciso di incontrarli da subito, dopo Natale. Ho già cominciato a lavorare con un gruppo assembleare: voglio cominciare a lavorare con loro sul territorio, proprio perché comincino a parlare, perché realmente ci vuole proprio la loro voce, bisogna che loro insistano perché la cosa venga fatta. Deve essere una volontà che viene dal basso, è necessario che ne capiscano l’importanza, che superino la delusione, altrimenti non servirà nemmeno averli al nostro fianco in consiglio e nei municipi. E poi, come dicevo, bisognerà aiutarli dopo".
Questo che voi considerate un primo passo verso il riconoscimento del diritto di cittadinanza, sta avvenendo in un contesto politico particolare: c’è una guerra in atto nel mondo e al Senato si discute la nuova legge del governo, non proprio favorevole all’immigrazione…
"A me interessa il quotidiano, non i grandi sistemi. Rispondo con un esempio: c’è un ciclo, intitolato ‘Roma città della pace’, che sto portando avanti in Campidoglio, con varie iniziative. Abbiamo fatto un incontro sulle varie religioni che esistono a Roma, un altro su come educare alla pace i bambini, che ricevono impressioni di guerra, tra l’altro, virtuali; il prossimo sarà sulle donne straniere che vivono a Roma e le difficoltà che incontrano nel quotidiano. Ad esempio, diventano capo famiglia per la loro famiglia, dove hanno lasciato marito e figli, poi magari non li vedono per 10 anni. E questa è la loro vita a Roma, ma ci sono anche tante altre storie. Allora, in questo momento di cultura globale, di città planetaria, Roma (anche Gerusalemme sarebbe adatta, ma non è il momento giusto), dovrebbe, come spesso è accaduto nella storia, essere un esempio per il resto dei popoli. Allora forse questo è il momento che Roma, che ancora ha o dovrebbe avere o spero che abbia, questo desiderio del laicismo, dentro il quale poi ci siano tante diversità, sia un esempio di pace. E’ vero, intorno infuria la guerra e nel nostro Stato ci sono delle prospettive non molto felici per lo straniero, ma un esempio va dato. Il Campidoglio ha intrapreso una strada e la percorrerà fino in fondo, un segnale deve comunque darlo".
(6 dicembre 2001)
Giovanni Senatore