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Roma
L' Esquilino dei mondi lontani
Straniero 1 su 5. Il rapporto Caritas sul quartiere più multietnico della Capitale
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L'Esquilino, dove si trova stazione Termini e piazza Vittorio, è il quartiere più multietnico della Capitale. E' straniera una persona su cinque.

"Se vi si passeggia di giorno la sensazione di estraniazione è forte. E' possibile vedere l'operosità di interi gruppi etnici che si muovono nello spazio del rione come fossero a casa propria: lavorano, spesso gestendo per proprio conto le numerose attività commerciali sulla strada o all'interno del grande mercato rionale; discutono, trattano questioni commerciali o politiche, parlano a voce alta in tante indecifrabili lingue, che gli italiani banalmente definiscono chiasso. Gli ideogrammi nelle insegne dei negozi hanno preso il posto delle scritte sulle porte di panifici, tintorie, mercerie. Nell'aria si respirano i profumi di spezie orientali e nelle botteghe variopinte si trovano prodotti di paesi lontani".

Così il Rapporto della Caritas diocesana di Roma racconta l'"Esquilino dei mondi lontani", una ricerca eseguita nell'ambito del progetto più ampio 'Aree Metropolitane' promosso dalla Caritas Italiana e dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I riflettori questa volta sono stati puntati sulle realtà periferiche delle maggiori città italiane, intendendo la "periferia" non come luogo geografico ma come contesto di marginalità. Per questo oltre ai quartieri propriamente periferici, come il napoletano di Scampia e quello palermitano dello Zen, i ricercatori hanno posto l'attenzione sui "centralissimi" Esquilino a Roma e Isolotto a Firenze.

Lo studio sul rione romano, presentato ieri, ricostruisce il processo di urbanizzazione che ha caratterizzato il quartiere a partire dagli anni Settanta. Partendo dalla crisi commerciale della centralissima zona con il progressivo degrado del mercato di Piazza Vittorio, nell'area sono approdate, in più fasi, diverse comunità di immigrati: prima come consumatori in cerca di condizioni favorevoli sul mercato immobiliare e delle merci, successivamente come operai e lavoratori del comparto servizi, ed infine come imprenditori e residenti del quartiere.

Su trentasettemila abitanti, settemila sono immigrati dei quali milletrecento sono comunitari. La maggior parte proviene dai paesi asiatici e i cinesi ne rappresentano la fetta maggiore tanto da far denominare il quartiere la 'Chinatown' di Roma. Nel corso degli anni tale multietnicità dell'Esquilino e in modo particolare dell'area di Piazza Vittorio ha causato il progressivo isolamento del quartiere. Anche se situato al centro della città è stato sempre più escluso dai circuiti di interesse degli autoctoni, che spesso per paura e disaggio si sono allontanati cambiando la propria abitazione. Così la zona si è trasformata ancor più in luogo di aggregazione e principale centro di interesse socio-economico per i cittadini stranieri residenti nella Capitale e nell'hinterland.

Fra gli italiani rimasti, vi è una forte sensazione di minaccia e di pericolo, che va aldilà dei fatti reali visto che i dati sulla criminalità forniti dal commissariato sono quasi "fisiologici". Il quartiere è diviso tra chi rifiuta gli stranieri, visti come invasori, e chi invece ne apprezza l'aspetto multiculturale vedendolo occasione di crescita e di scambio di valori, ma nel mezzo, i più numerosi, sono gli "impauriti". Una situazione "statica" che allontana dal dialogo e rende difficili i tentativi per realizzare nuovi modelli di convivenza.

"Nell'Esquilino, dove il processo di accoglienza degli immigrati è avvenuto in un contesto problematico, sono più visibili le difficoltà delle politiche di integrazione - ha commentato mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma. - Quel rione rappresenta una sfida per chiunque voglia costruire una città solidale ed accogliente. Siamo tutti chiamati a stimolare la crescita culturale per creare una società che, sulla base di diritti e doveri comuni, includa gli immigrati, non penalizzi le differenze e favorisca la partecipazione alla vita sociale".

(9 novembre 2007)

A.V