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Sondaggio Eurisko: non sono gli immigrati a spaventare gli italiani   Invia questo articolo

Sicurezza o liberta?
Quando aumentano le paure e cresce la percezione del rischio i due valori possono entrare in competizione. E' quanto sta avvenendo in Italia, i cui cittadini, reagendo ad un crescente senso d'inquietudine, si dicono disponibili a cedere parte delle proprie libertà civili.

Si registrano, allo stesso tempo, segnali di distensione e timori che, fino a poco tempo fa, avevano circondato il "fenomeno immigrazione" tendendo, progressivamente, ad attenuarsi.
Sono questi i principali risultati del sondaggio condotto da Eurisko per Repubblica, su un ampio campione di italiani.

Quasi una persona su due (46%), poco meno di tre anni fa, vedeva negli immigrati un pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico. A condividere la stessa preoccupazione rimane, oggi, circa un terzo della popolazione (35%).

Lo stesso andamento si registra anche per gli altri timori legati alla presenza degli stranieri: il 28% degli intervistati li vede come una minaccia dell'occupazione (-4% rispetto al1999); appena una persona su 4 come un pericolo per la nostra cultura e la nostra identità (- 2%).

Parallelamente crescono gli atteggiamenti di apertura: il 48% giudica gli immigrati una risorsa per la nostra economia, con valori ancora più elevati in alcune categoria sociali - gli imprenditori - e in alcune aree del paese - il nord est; una quota analoga pensa che la loro presenza favorisca la loro apertura culturale.

Coerentemente con i dati appena illustrati si conferma la ampia dispo nibilità alla concessione dei diritti di cittadinanza: 3 persone su 4 (77%) pensano che gli immigrati regolari dovrebbero votare alle elezioni amministrative.

E la nuova legge sull'immigrazione che prevede la rilevazione della impronte digitali, di tutti gli extracomunitari, suscita qualche perplessità.
Se il 33% si dice d'accordo con questa norma, perché "bisogna avere certezze su tutti gli stranieri" la parte rimanente della popolazione appare meno convinta: il 20% pensa che le impronte dovrebbero essere prese ai soli clandestini; il 24% la riterrebbe accettabile solo se venissero registrate le impronte di tutti, compresi gli italiani; l'11%, infine, ritiene si tratti, comunque di un intervento contro la libertà delle persone.

Se, nella percezione dell'opinione pubblica il legame tra immigrazione e devianza sociale tende ad allentarsi, non mancano altre fonte di inquietudine, e, nel complesso le paure dei cittadini risultano in espansione.
Il 62% degli intervistati dice di sentirsi più preoccupato rispetto ad un anno fa per il deterioramento delle condizioni ambientali; una quota analoga ritiene più probabile il proprio coinvolgimento in atti terroristici.

Ma sono cresciuti, ancora, in modo sensibile, i timori connessi alla sicurezza personale (55%) e circa la metà della popolazione vive con maggiore apprensione il rischio di perdere il lavoro, o di non avere la pensione.

Caratterizzati da una maggiore responsabilità risultano, invece, i timori legati al reddito individuale e alla globalizzazione. In una quadro segnato da crescenti paure i cittadini i dicono disponibili a barattare parte delle proprie libertà con maggiori garanzie sulla sicurezza.
Una quota significativa di intervistati, infatti, vede con favore norma che per combattere la criminalità, introducano un maggiore controllo sulla vita degli individui.
Otto persone su dieci vorrebbero aumentare la sorveglianza con telecamere di strade e luoghi pubblici. Il 71% costringerebbero gli immigrati - anche quelli regolari - a portare con se un particolare documento d'identità.

Il 70% renderebbe obbligatorio il controllo dei documenti in tutti i luoghi di lavoro e negli edifici pubblici. I 60%, ancora, accetterebbe che le forze dell'ordine, per strada, fermassero in modo casuale le persone per controllare cosa portano on se. Gli italiani esprimono invece una minore disponibilità verso leggi che consentano alle autorità di monitorare le transazioni bancarie e gli acquisti con carta di credito, anche se i favorevoli formano anche in questo caso un gruppo ampio (43%).

Bocciata infine la norma che più da vicino tocca il diritto alla privacy, poco più di un cittadino su 5 renderebbe più facile per le autorità leggere la posta, la posta elettronica o intercettare le telefonate senza il consenso delle persone.

(21 giugno 2002)

La Repubblica