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L'intervista
Ali Baba Faye: "Ecco cosa cambierà con l'Unione al governo"
Gli impegni del centro-sinistra per gli stranieri in Italia. Ne parliamo con il responsabile immigrazione dei Ds
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ROMA - Programmazione triennale dei flussi, permessi per ricerca di lavoro, reintroduzione dello sponsor, rinnovi affidati ai Comuni. E, ancora, diritto di voto, riforma della cittadinanza, una legge per il diritto d'asilo…

L'agenda del prossimo governo è piena di impegni dedicati agli stranieri in Italia. "Quando abbiamo scritto il programma dell'Unione, il tavolo dedicato all'immigrazione è stato tra i più produttivi. Abbiamo le idee molto chiare, inizieremo prestissimo a lavorare" spiega a Stranieriinitalia.it Alibaba Faye, responsabile immigrazione dei Ds.

Iniziamo con un tema ancora caldissimo, i flussi d'ingresso. Assisteremo ancora a disperate corse alle quote?

Il susseguirsi di cinque sanatorie in Italia dimostra che fino a oggi la gestione dei flussi è fallita. È per questo che pensiamo di uscire da una definizione annuale e rigida degli ingressi per arrivare a una programmazione flessibile su base triennale. In pratica, dal confronto con imprese, sindacati ed enti locali dovrebbe uscire un numero indicativo di ingressi da distribuire su tre anni, che potrebbe però essere ritoccato al rialzo o al ribasso a seconda della situazione del mercato del lavoro e delle capacità di accoglienza.

Aly Baba Faye


Pochi datori di lavoro, specialmente se parliamo di famiglie, sono però disposti ad assumere a distanza e a "scatola chiusa"…

È per questo che vogliamo introdurre un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro e ripristinare la figura dello sponsor. Limitatamente al lavoro domestico potrebbero essere introdotti anche percorsi di regolarizzazione ad personam. È chiaro però strumenti di questo tipo andranno inquadrati in modo che si evitino abusi, perché non si trasformino in canali di ingresso irregolare.

Uno degli incubi di chi è già in Italia è il rinnovo del permesso di soggiorno. Come pensate di intervenire?
Anche su questo il programma dell'Unione è molto chiaro: i rinnovi devono essere affidati ai Comuni. Se il rapporto diretto con le forze dell'ordine è inevitabile per il primo rilascio, dove entrano in gioco questioni legate alla sicurezza, non si capisce perché i Comuni non possono gestire i rinnovi così come già gestiscono l'anagrafe. Dovrebbero solo avere al possibilità di collegarsi ai database del Ministero dell'Interno e verificare se ci sono impedimenti, poi, di fronte alle garanzie richieste dalla legge, potrebbero rinnovare il permesso. Questo, avrebbe ricadute molto positive.

Quali?
Innanzitutto cambierebbe il rapporto tra cittadini stranieri e istituzioni, che attualmente passa sempre per le Questure. La differenza d'approccio è notevole. Inoltre, si eviterebbe l' ingorgo degli uffici stranieri, dove oggi i poliziotti sono impegnati a timbrare permessi, a fare insomma un lavoro che non è il loro. Vogliamo inoltre allungare la durata dei permessi di soggiorno, permettendo una migliore stabilizzazione del progetto migratorio. Anche così lavoreremo per l'integrazione, che invece è stata la cenerentola di questi anni.

Il centrodestra obietterebbe che hanno puntato sulla sicurezza…
La sicurezza è importante, ma non possiamo investire nella repressione 4/5 delle risorse destinate all'immigrazione, come ha fatto il governo Berlusconi. Noi vogliamo ripristinare il fondo per l'integrazione e avviare una serie di interventi anche con la società civile organizzata. Il ruolo di associazionismo e volontariato va riconosciuto e coordinato. Dobbiamo creare convivenza, concentrarci su come i cittadini stranieri possono assolvere ai loro doveri ma anche su come possono godere al meglio dei loro diritti.

Anche del diritto a una casa?
Le politiche abitative sono decisive, ma in questo i Comuni hanno un ruolo maggiore dell'amministrazione centrale. Noi sicuramente faremo la nostra parte, perché c'è bisogno di un coordinamento, di linee guida che definiscano un modello italiano. Servono dei meccanismi di regolazione per determinare forme di insediamento socialmente più sostenibili. Se lasciamo tutto al mercato è ovvio che gli immigrati si concentreranno nei quartieri della grandi città dove i costi sono più bassi, e così creiamo dei ghetti.

I cittadini stranieri avranno finalmente il diritto di scegliere chi li amministra?
Il diritto voto per gli immigrati è da anni nei programmi del centro sinistra, basti pensare che nel 2003, come Democratici di Sinistra, abbiamo anche raccolto 400mila firme per chiedere questo diritto. Un' indirizzo ribadito anche dalla partecipazione dei cittadini stranieri alle Primarie dell'Unione. I tempi sono maturi per varare una legge in questa direzione e, all'infuori della Lega, sembra che se ne siano finalmente rese conto tutte le forze politiche. Adesso bisognerà scegliere tra la strada, più agevole, della legge ordinaria e quella della modifica costituzionale. In entrambi i casi, credo che in Parlamento ci siano i numeri per arrivare a questa riforma importantissima.

Si accompagnerà a una riforma della legge sulla cittadinanza?

Certamente, con una significativa sterzata verso lo ius soli. Oggi il discendente di un italiano emigrato un secolo fa in nuova Zelanda può prendere facilmente il passaporto italiano, mentre un cittadino straniero che da anni lavora e paga le tasse in Italia deve intraprendere un percorso a ostacoli. Vogliamo quindi accorciare i tempi della naturalizzazioni e trasformare quella che oggi è una gentile concessione in un diritto che scatta automaticamente dopo un certo numero di anni. Parallelamente, dobbiamo intervenire per le seconde generazioni. È scandaloso, come ha detto anche Prodi, che i bambini stranieri nati da genitori regolarmente in Italia non siano automaticamente italiani.

Dalla nostra chiacchierata finora è rimasto fuori il diritto d'asilo..

Non è un caso, il richiedente asilo non è un immigrato che si muove per ragioni economiche, ma arriva in Italia perché ha bisogno di protezione, spesso esposto al rischio della vita. Abbiamo quindi il dovere di varare finalmente una legge sul diritto d'asilo che dia attuazione all'articolo 10 della Costituzione, che riconosce questa protezione, garantendo certezza nelle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato. L'opposto rispetto al tentativo del centrodestra di delocalizzare in Libia le richieste d'asilo politico…

(27 aprile 2006)

Elvio Pasca