ROMA - Roma snodo "chiave" per l’accoglienza dei profughi provenienti da paesi poveri o in guerra: 15mila in Italia nei primi dieci mesi del 2001 e molti altri in arrivo, viste le previsioni del Campidoglio di imminenti nuovi flussi di persone in fuga dall’Afghanistan. La capitale, che ogni anno vede transitare circa 10mila richiedenti asilo e che dispone già di 15 centri di accoglienza, è infatti entrata a far parte del Programma Nazionale Asilo, che collega in rete 63 comuni d’Italia tramite banche dati.
Il programma di accoglienza romano è stato messo a punto dal Comune, in collaborazione con un’ampia rete di associazioni no profit (Acnur, Arci, Focus ecc.) l’Anci, il ministero dell’Interno e le Ferrovie dello Stato.
Un Ferrhotel, infatti, situato nel IV Municipio, dato in comodato al Centro Astalli e destinato ad accogliere 1200 rifugiati all’anno, è la struttura che sarà al centro del piano comunale.
"La particolarità di questo progetto - ha spiegato l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Raffaela Milano - è che non risponde solo alla prima accoglienza, ma attiva un percorso, da quando il richiedente asilo sbarca in Italia, che assicuri tutto l’iter burocratico e amministrativo fino al riconoscimento dello status di rifugiato". Il piano scatta fin dal momento dell’arrivo dello straniero alla stazione Termini o all’aeroporto di Fiumicino: i profughi vengono accolti presso un "Welcome center", affidati al Centro Astalli per le prime necessità di vitto e di alloggio, quindi trasferiti al Centro di via Salaria ed in seguito (entro 15-40 giorni) inviati in uno dei centri dei 63 comuni in rete, per periodi di accoglienza più lunghi.
"Attualmente - ha aggiunto l’assessore Milano - l’iter delle domande per il riconoscimento di profugo dura un anno, se non di più. E queste persone, spesso già vittime di torture fisiche e morali nei loro paesi, si trovano a vivere e a subire nuove sofferenze nel nostro paese. Vogliamo che questo non accada. Il piano di accoglienza rappresenta un momento di dignità per le persone".
Il progetto di Roma, nell’ambito del Piano Nazionale Asilo (la prossima settimana anche il Comune di Milano darà il via ad un’iniziativa analoga), è finanziato con fondi dell’8 per mille e del Fondo Europeo per i Rifugiati.
Le previsioni, però, su questo fronte non sono rosee. Si annunciano dei tagli: soltanto 6 dei 20 miliardi concessi nel 2001, infatti, sarebbero stati destinati ai rifugiati nel 2002. Il rischio è che i centri accoglienza dei 63 comuni italiani in rete siano costretti a chiudere.
Portavoci del grido di allarme delle associazioni, Christopher Hein, direttore del Centro Italiano Rifugiati (Cir) e Padre Francesco De Luccia del Centro Astalli, hanno inoltre ricordato che almeno 300 rifugiati dormono comunque per strada la notte a Roma ed altrettanti all’alba sono in coda davanti all’ufficio immigrati della Questura, dove 7 tra agenti e funzionari di Polizia, riescono a riceverne solo 100 al giorno.
Dei circa 10mila richiedenti asilo politico in transito ogni anno a Roma (70% uomini single, 30% famiglie con bambini), il 60% proviene da Iraq e Turchia (curdi), Iran e Afghanistan; il 20% da Georgia, Cecenia, Kossovo e Romania; il 15% da Etiopia, Eritrea, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo; il 5% dalla Colombia. Da gennaio a settembre 2001, invece, quasi 7mila persone si sono rivolti alla mensa del Centro Astalli, di questi, 4114 curdi iracheni (58%), 794 afgani (11%), 428 iracheni, 252 curdi provenienti dalla Turchia.
Si stima che i due terzi circa delle richieste di asilo politico nel nostro paese (in base al Piano Nazionale Asilo nel 2001 sono in accoglienza in Italia 1800 beneficiari, su 2500 previsti a pieno regime, mentre il target per il 2002 è di 5mila persone) vanno perse.
I principali Paesi di destinazione finale sono Germania, Olanda, Svezia, Danimarca, i cui target di accoglienza oscillano tra le 35mila e le 75mila unità, e l’Inghilterra, dove invece i richiedenti asilo sono 100mila all’anno. Tutto questo a conferma del fatto, come è stato sottolineato dai rappresentati delle associazioni, che l’Italia "è una porta di accesso strana, dalla quale si entra in massa, ma che poi accoglie la metà dei rifugiati di altri paesi".
(25 ottobre 2001)
Giovanni Senatore