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Reggio Emilia. Firme online per salvare i Saharawi   Invia questo articolo

REGGIO EMILIA - Petizione per il popolo Saharawi. E' il Comune di Reggio Emilia a lanciare l'iniziativa, alla quale si può aderire anche online, all'indirizzo Internet: http://www.petitiononline.com/maniFR/petition.html.

I firmatari chiedono che sia l'Onu ad assumere il controllo della situazione fino a quando non verrà indetto un referendum per l'autodeterminazione.

Il Sahara Occidentale, vecchia colonia spagnola, vive ormai da anni una situazione di emergenza a livello sociale e sanitario. Migliaia di persone, tra i quali tantissimi bambini dell'etnia Saharawi sopravvivono all'interno di povere tendopoli nel deserto, costretti a subire le conseguenze di un conflitto che sembra non trovare soluzione.

Numerose città italiane accolgono da tempo bimbi Saharawi per brevi periodi di soggiorno e i comitati di solidarietà di moltiplicano, anche attraverso missioni nell'impervio territorio del Nord Africa.

Secondo le norme internazionali il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo al quale si applica il diritto all'autodeterminazione. Prima di ritirarsi del Sahara nel 1976, la Spagna aveva rinunciato alle sue responsabilità sul territorio ed aveva affidato la sua amministrazione al Marocco ed alla Mauritania, in violazione della Dichiarazione sulla concessione dell'indipendenza ai paesi ed ai popoli coloniali.

Ma che il Sahara Occidentale sia tuttora un territorio non autonomo riconosciuto dall'Onu è stato ribadito dalla Commissione giuridica delle Nazioni Unite (gennaio 2002) il cui parere afferma che il Marocco non ha poteri amministrativi sull'ex colonia spagnola.

"La responsabilità ricade, secondo l'Onu, in maggior parte sul Marocco - si afferma nella petizione - se la Missione delle Nazioni unite per il Sahara Occidentale (Minurso), che aveva il compito di applicare il Piano di pace congiunto Onu/Oua, approvato dalle due parti, non ha raggiunto il suo obiettivo, malgrado 11 anni di presenza sul posto e l'impiego di 1/2 miliardo di dollari".

Nei suoi due ultimi rapporti (613, novembre 2001 e 178, febbraio 2002), il Segretario generale propone ora al Consiglio di sicurezza di scegliere e di imporre un'opzione, non negoziabile, tra quattro possibilità: referendum, accordo-quadro (autonomia), spartizione del territorio o ritiro del Minurso, ma nessuna di queste opzioni è sostenuta da entrambe le parti. "Siamo preoccupati da questa situazione - spiegano i firmatari della petizione - teniamo a segnalare chiaramente che il conflitto può decidersi solamente con una soluzione accettata da tutte le parti".

"Per uscire dal vicolo cieco attuale - aggiungono - per garantire l'applicazione del diritto internazionale, per garantire il rispetto dei diritti umani al Sahara Occidentale, per preservare le risorse naturali del territorio da ogni sfruttamento abusivo, ed innanzitutto per evitare la ripresa della guerra, bisogna ricreare delle condizioni propizie ad un dialogo tra i belligeranti e favorire dei negoziati bilaterali. Il territorio conteso deve essere amministrato da un'istanza neutra finché queste condizioni non siano realizzate e che un referendum libero, regolare e trasparente sia possibile".

"E' per questo - concludono i firmatari del manifesto per il popolo Saharawi- chiamano lo stato spagnolo, ex-potere coloniale e, sempre secondo la Carta delle Nazioni unite, potenza amministrante del Sahara Occidentale, a continuare nel suo atteggiamento attuale di fermo sostegno all'autodeterminazione ed a assegnare all'Onu il controllo completo del territorio per amministrarlo fino all'organizzazione di un referendum di autodeterminazione".

(29 luglio 2002)

Giovanni Senatore