Italia      

Sponsor 15.000 ingressi e 1.000 polemiche.

28 Dicembre 2000 Italia

23 Dicembre 2000Europa

Il "decreto flussi" 2001, ha previsto 15.000 ingressi con "sponsor", ossia mediante un garante, per la ricerca del lavoro.

Le polemiche di questi giorni riguardano proprio questa procedura sulla quale il Governo ha compiuto immediatamente un madornale errore non prevedendo una suddivisione per Regioni così come era avvenuto per la procedura della chiamata nominativa.

Questa mancata suddivisione ha penalizzato maggiormente le Questure delle città più grandi in cui il rilascio dei certificati attestanti le condizioni abitative è risultato molto più lento. Alcune questure, come quella di Roma, hanno ulteriormente aggravato la situazione frazionando le richieste secondo l'elenco alfabetico (con grande scorno di chi ha un cognome che inizia con la lettera Z).

Si è così verificato che l'operazione, da svolgersi entro il 17 luglio, in realtà pare essersi già conclusa; ciò è da addebitarsi ad una massiccia ed estemporanea "occupazione" avvenuta nelle regioni di nord-est, meglio organizzate, più efficienti e forse anche meno esigenti (magari pressate dalle organizzazioni dei datori di lavoro insoddisfatte dal limitato numero di ingressi per lavoro), appropriatesi della maggior parte dei posti concessi. Si comprende facilmente, come tutto questo abbia finito col pregiudicare fortemente gli ingressi nel resto del Paese aggravando la situazione di clandestinità già messa a dura prova dalla stolta ripartizione degli ingressi per lavoro che ha escluso il centro-sud dal decreto flussi 2001.

Ora bisognerà che qualcuno spieghi come si pensa di dare un ordine al fenomeno migratorio in Italia tale da scoraggiare gli ingressi clandestini quando non si è in grado neanche di gestire procedure semplici come queste.

Avere un permesso di soggiorno è ormai diventata un impresa da gente ben inserita e con amicizie in alto.

Per gli altri resta solo la clandestinità, il lavoro in nero, lo spettro dell'espulsione.

Si conferma ancora una volta che per venire a capo dell'immigrazione italiana più che nuove leggi serve un apparato burocratico ed amministrativo efficiente (ma basterebbe anche con un briciolo di buon senso). Ma questi valori non sembrano avere grande fortuna nella nostra Pubblica Amministrazione.


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