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Flussi 2006
Come e quando ne usciremo?
Se lo chiedono un milione di persone. È ora che la politica difenda vecchi e nuovi cittadini
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Due mesi fa si consumava l'ennesima corsa alle quote dopo nottate all'addiaccio, file chilometriche e mille altri sacrifici. Oggi un milione di persone non sa ancora se ne è valsa la pena.

Le speranze quest'anno erano tutte riposte nella gestione telematica delle domande affidata a Poste Italiane. Se si volevano ridurre i disagi e soprattutto accorciare i tempi per l'ingresso in Italia dei lavoratori stranieri, l'obiettivo è stato mancato.

Chi il 14 marzo ha fatto i conti con i disservizi del suo ufficio postale poteva forse già dubitare delle "magnifiche sorti e progressive" del nuovo sistema. Oggi però anche chi è riuscito ad essere il primo della fila non sa che fine ha fatto la sua domanda e soprattutto non può fare previsioni sull'arrivo in Italia del lavoratore di cui aveva urgente (perché altrimenti imbarcarsi in un'impresa così difficile?) bisogno.

Per ora vanno avanti solo le domande per stagionali e neocomunitari, che hanno viaggiato per altri canali, ma quelle per colf, badanti, operai e manovali, il grosso insomma dei flussi d'ingresso, sono in buona parte ancora ferme al centro elaborazione dati di Poste Italiane. Gli Sportello Unici hanno schede riepilogative spesso errate o incomplete e, quel che è peggio, non hanno ancora ricevuto la graduatoria indispensabile per rilasciare le autorizzazioni al lavoro.

Torna alla memoria l'ultima grande regolarizzazione, quando alle Poste si arenarono per mesi 700mila domande. E sul futuro, quando passeranno per gli uffici postali anche i rinnovi dei permessi di soggiorno, si addensano previsioni tutt'altro che ottimiste.

Dopo sessanta giorni, anche il più benevolo degli osservatori non può parlare di problemi di rodaggio: è sotto gli occhi di tutti che qualcosa non ha funzionato. Adesso però vorremmo sapere perché siamo in questa situazione, e sopratutto come e quando ne usciremo.

Lo chiedono un milione di persone, quelle che hanno presentato domanda e quelle che sono pronte a lavorare regolarmente in italia. È ora che lo chieda anche la politica, nelle sedi e con gli strumenti che le sono propri, per difendere i diritti di vecchi e nuovi cittadini.

(15 maggio 2006)

Elvio Pasca