Il caso
Foggia: braccianti polacchi sfruttati durante la raccolta del pomodoro
Lo denunciano i familiari. A maggio un rapporto di Medici Senza Frontiere segnalava casi simili nel Sud
FOGGIA - Segregati, condotti nelle campagne alle prime luci del giorno, lasciati senza cibo, minacciati, costretti persino a pagare prezzi elevati per il soggiorno.
Questa la triste realtā con la quale devono convivere diversi braccianti polacchi impiegati nelle campagne di Ortanova, per la raccolta del pomodoro, secondo quanto affermano loro familiari.
La denuncia, di cui ha dato notizia alcuni giorni fa la Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, arriva direttamente dalla Polonia, dove alcuni familiari di immigrati in Puglia hanno segnalato le condizioni in cui vivono i loro congiunti.
Una lettera č stata scritta alle autoritā consolari dai parenti di alcuni giovani giunti a Ortanova il 6 agosto scorso. Le modalitā di reclutamento dei braccianti polacchi - affermano - sono ormai note: annunci pubblicati sui giornali prospettano impieghi con lauti guadagni, ma poi all'arrivo in Capitanata, mediante una complessa rete di intermediazione la realtā che si scopre č ben diversa.
I giovani non avrebbero contratti di lavoro, pur avendo pagato 200 euro per ottenere il posto di lavoro, vivrebbero in condizioni disumane, e ora lavorerebbero addirittura gratis. Una denuncia sarebbe stata fatta lo scorso 10 agosto ai carabinieri che avrebbero avviato le indagini. Intanto si sono mosse anche le autoritā diplomatiche: il console onorario di Puglia e Basilicata Domenico Centrone ha chiesto risposte urgenti al prefetto di Foggia. Interpellato in proposito dai giornalisti, il prefetto, Fabio Costantini, ha assicurato che "sono state avviate misure per contrastare le diverse forme di illegalitā nel settore agricolo della Capitanata".
Nello scorso mese di maggio un Rapporto di Medici Senza Frontiere aveva denunciato altri casi simili nel Meridione.
(23 agosto 2005)
s.c.