Immigrati e P. A.
Formazione per capirsi meglio
Presentati i dati di una ricerca condotta da Formez e Istituto Piepoli. Un progetto di formazione e assistenza per gli uffici pubblici in collaborazione con Stranieri in Italia
ROMA - È formazione la parola d'ordine per migliorare il rapporto tra immigrati e Pubblica Amministrazione, già oggi strettissimo, ma spesso viziato da problemi che aumentano le distanze tra chi lavora dietro gli sportelli e i nuovi cittadini.
È stata presentata oggi a Roma una ricerca su immigrati e Pubblica Amministrazione effettuata dal Formez (l'istituto che si occupa della formazione delle P.A.) e dall'Istituto Piepoli, intervistando un migliaio tra funzionari pubblici, cittadini stranieri, famiglie e imprese nei Comuni di Fiumicino, Ladispoli e Cerveteri, un'area ad altissima concentrazione di cittadini stranieri.
Dai dati viene fuori che non c'è branca della pubblica amministrazione che non sia quotidianamente a contatto con gli immigrati. Gli sportelli più frequentati sono quelli di Questure e Commissariati (69%), dove passa buona parte della burocrazia che riguarda gli stranieri in Italia. Seguono gli uffici sanitari come Asl e consultori (41%), prefetture (23%) e anagrafi (18%).
I problemi
Anche se per tre quarti dei funzionari pubblici intervistati l'offerta i servizi agli immigrati è migliore rispetto al passato, oltre la metà crede che l'Italia sia ancor indietro rispetto ad altri Paesi europei.
I problemi principali nel rapporto con gli utenti stranieri sono culturali e tecnici. Per il 46% degli intervistati l'ostacolo maggiore è rappresentato dalla lingua, seguono la complessità delle procedure amministrative (28%) le diversità culturale (24%) e anche la scarsa conoscenza della normativa (18% ).
Queste criticità hanno inevitabilmente delle ripercussioni dall'altro alto degli sportelli: il 90% degli immigrati ha dichiarato di avere difficoltà nel rapporto con gli uffici pubblici. Si punta il dito contro la informazioni incomplete (30%), la complessità delle procedure amministrative (28%) e la poca disponibilità degli operatori (27%). Anche gli opuscoli informativi risultano, nel 10% dei casi, troppo complessi.
Per sanare questo gap, i funzionari pubblici chiedono più formazione sulle norme legate al mondo dell'immigrazione (44%), ma anche interventi volti a migliorare la comunicazione, come corsi di lingue straniere (32%) e di gestione dei rapporti multiculturali (26%). Per quanto riguarda le modalità, il 66% vorrebbe incrementare la formazione continua e il 26% rafforzare la formazione specialistica di base.
"In Italia vivono ormai 3 milioni di immigrati, che producono il 6% del PIL. È un fenomeno che non si può ignorare , gli immigrati sono ormai fondamentali anche operatori economici" ha detto l'avv. Federico Basilica, capo del dipartimento della Funzione Pubblica, presentando i dati della ricerca. "Dobbiamo creare le condizioni perché trovino nella Pubblica amministrazione una risposta adeguata alle loro esigenze, in questo modo accelereremo anche il processo di integrazione"
Il progetto Formez-Stranieri in Italia
Il Formez ha accettato questa missione avviando in collaborazione con Stranieri in Italia un progetto di formazione, assistenza e tutoraggio e ricerca destinata alle pubbliche amministrazioni impegnate a fornire servizi agli immigrati.
"I pubblici funzionari italiani non vanno lasciati soli nella gestione di compiti con così grandi risvolti sociali ed umani" dice il presidente del Formez Carlo Flamment. "Il 'front office', quando si tratta di immigrazione, è molto impegnativo e delicato. Per questo abbiamo pensato a un'attività ampia, in cui all'assistenza ed alla consulenza si affianchino informazione ed aggiornamento continui, comunità di pratiche, iniziative sul territorio ed un call center nazionale".
Il progetto prevede corsi di formazione sia in presenza che a distanza e da qualche mese ha messo a disposizione degli operatori pubblici un servizio di tutoraggio personalizzato via telefono o posta elettronica al quale si sono già accreditati oltre 300 uffici in tutta Italia. "Il fatto che si siano accreditati anche enti locali che si confrontano da anni con gli immigrati ed hanno già avviato altri progetti a loro dedicati ci conferma che la richiesta di assistenza è ovunque molto alta" sottolinea il presidente del Formez.
Presto nascerà un sito web dedicato, con una comunità tematica dove tutti i partecipanti potranno condividere le loro esperienze e migliorare così il livello del servizio al pubblico: "tutti saranno contemporaneamente allievi e docenti", sintetizza Flamment. Una newsletter settimanale terrà invece aggiornati gli utenti su novità normative e attualità dal mondo dell'immigrazione.
"Parlare la lingua dei nuovi cittadini"
Il progetto uscirà dagli uffici pubblici per rivolgersi direttamente anche agli immigrati. Verrà pubblicata una guida (cartacea e on-line) nelle lingue straniere maggiormente diffuse in Italia, che sarà utile ad orientarsi nella legislazione e nei servizi offerti a livello nazionale e locale. Chi vorrà potrà inoltre seguire gratuitamente un corso on line di lingua italiana.
"I cittadini stranieri saranno i nuovi cittadini di questo Paese, la Pubblica Amministrazione italiana può arrivare a questo appuntamento più preparata rispetto a quelle del resto d'Europa" dice Gianluca Luciano, amministratore unico di Stranieri in Italia. "Con questo progetto potranno essere diffuse le buone prassi e verrà creata una comunità professionale in grado di raccogliere questa sfida, ancora più urgente ora che assistiamo ad un passaggio di competenze sull'immigrazione dalle questure agli enti locali".
"L'Italia una d'arme, di lingua e d'altare non esiste più, - conclude Luciano - questo è un dato di fatto che va affrontato a prescindere da ogni giudizio: la pubblica amministrazione deve imparare a parlare la lingua di cittadini che hanno un'identità differente".
(15 febbraio 2006)
Elvio Pasca