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Nuove normative
Francia, il ministro Sarkozy spiega la nuova legge: sarà più dura e selettiva

Il 2 maggio la presentazione in parlamento
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PARIGI - Il 2 maggio Nicolas Sarkozy presenterà in parlamento il progetto di legge sull'immigrazione, criticato da estrema destra e da sinistra, che ha come filosofia di base quella di un'immigrazione scelta e non subita.

Il mondo cattolico ha lungamente contestato questa impostazione in dibattiti e prese di posizione. E così il ministro dell'interno ha deciso di indirizzarsi direttamente ai capi delle comunità cristiane francesi per chiarire, spiegare, per difendere ma anche per dirsi disponibile a cambiare qualcosa. Un fatto non consueto che in un editoriale il quotidiano cattolico La Croix spiega con il fatto che Srakozy avrà "bisogno dei voti dei cristiani alle prossime elezioni del 2007".

Le tre lettere del ministro dell'interno sono state indirizzate al cardinale Jean Pierre Richard, presidente della conferenza episcopale di Francia; al pastore Jean Arnold de Clermont, presidente della federazione protestante e a Monsignor Emmanuel, presidente dei vescovi ortodossi del paese. E se la lettera al cardinale Richard è la risposta ad una serie di interventi e dubbi posti dalla chiesa cattolica, quella agli altri due esponenti è un invito ad avviare una discussione. Nella sua lettera al cardinale il ministro rileva che il cambiamento della politica sull'immigrazione è prima di tutto legata al fatto che "i flussi migratori sono oggi senza rapporto con le capacità di accoglienza". La Francia non vuole chiudersi e Sarkozy respinge l'idea "assurda" di un'immigrazione azzerata ma sostiene che il paese "non ha più i mezzi di accogliere tutti quelli che lo vedono come un eldorado". E ricorda che molti immigrati ora sono senza un "alloggio decente e senza lavoro", che gli immigrati provenienti da alcuni paesi restano disoccupati al 30-40%, con il rischio di situazioni insopportabili o di episodi come quelli che hanno visto lo scorso agosto morire in incendi a Parigi decine di persone provenienti dall'Africa.

Se le organizzazioni religiose hanno già indicato i punti per loro deboli e sbagliati della nuova normativa, dalla precarizzazione di famiglia e figli, all'indurimento delle condizioni per l'accoglienza dei rifugiati, all'allungamento dei tempi per ottenere i documenti di soggiorno e la riunificazione familiare, le opposizioni politiche di sinistra ed estrema destra hanno già annunciato battaglia anche perché, pur nella differenza delle motivazioni, gli schieramenti di opposizione sostengono che alla fine ci sarà un forte incremento dell'immigrazione illegale.

Lo scorso anno l'immigrazione regolare francese è stata di circa 164 mila unità e più della metà dei permessi è legata a motivazioni familiari, 40 mila allo studio, meno di 12 mila al lavoro. Nel 2004 erano state inoltre accolte 20 mila richieste di asilo su 65mila arrivate. Agli studenti e ai ricercatori la nuova normativa dedica particolare attenzione, di qui la decisione di istituire un nuovo permesso di soggiorno triennale, riservato a studenti brillanti, lavoratori fortemente specializzati, personalità e studiosi. Si chiamerà "talenti e competenze", ma con un limite di tempo e con l'impegno che ad un certo punto queste persone ritornino nei loro paesi per evitare il drenaggio dei tecnici e dei medici soprattutto dai paesi in via di sviluppo che più ne hanno bisogno.
Una scelta che per Sarkozy dovrà trovare un sostegno almeno a livello di Unione europea se non di area Ocse. Il progetto prevede in grandi linee l'apertura del mercato del lavoro francese con permessi triennali per gli stagionali; il nuovo permesso "talenti e competenze" e l'apertura all'immigrazione economica in quelle aree dove manca la manodopera locale. Prevede tuttavia anche l'introduzione di meccanismi che rallentino o rendano più difficile gli automatismi: si allunga il tempo del soggiorno prima di poter chiamare la famiglia (da 12 a 18 mesi) mentre chi chiama deve anche dimostrare di avere un lavoro che produce un reddito sufficiente; viene introdotto una sorta di contratto tra lo stato e l'immigrato il quale si impegna ad imparare la lingua e ad osservare le leggi del paese comprese quelle sulla parità uomo-donna. Se si verifica che non c'é stato questo rispetto, tutta la famiglia viene espulsa. E poi diventano più severi i controlli sui matrimoni misti e si allungano i temi dell'attribuzione della cittadinanza. Ma è lo stesso Sarkozy ad assicurare che sarà attento alle voci che si alzeranno e disponibile a riflettere sulle norme contestate.

Quel che è certo è cha la Francia sta preparandosi a cambiare la pelle della sua immigrazione, contestata durante le battaglie delle banlieue nell'autunno scorso, da una essenzialmente di ricongiungimento familiare con alti tassi di isolamento e disoccupazione, in una finalizzata a lavoro e integrazione.

(21 aprile 2006)