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Lavoro
Friuli Venezia Giulia: ok a corsi di formazione all'estero

La Giunta Regionale stanzia 375mila euro. Saranno formati operai metalmeccanici, badanti e lavoratori edili dell'est Europa
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TRIESTE - Il Friuli Venezia Giulia punta ad allargare le "maglie" della legge Bossi-Fini, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, andando a formare nei Paesi d' origine i cittadini extracomunitari interessati a lavorare sul proprio territorio.

La decisione è stata presa ieri dalla Giunta Regionale, che ha approvato uno stanziamento di 375 mila euro per quattro progetti di corsi professionali e linguistici. In particolare, vengono individuati tre profili professionali: assistenti alla persona (in pratica, le "badanti"), per le quali sono stati stanziati 176 mila euro per corsi in Moldavia; lavoratori edili in Serbia (79 mila euro) e Romania (39 mila); e, infine, operai metalmeccanici in Bosnia Erzegovina (79 mila euro).

I fondi provengono in parte dalla Regione, assieme ad assegnazioni del Ministero del Lavoro, in base al Decreto legislativo 286/98 che disciplina l' immigrazione. Saranno interessate dai progetti circa 120 persone, per un totale di sei corsi, che verranno svolti da Enti di formazione regionali scelti in base ai criteri licenziati dalla Giunta.

Particolare attenzione sarà data ai corsi per le badanti, che prevedono, oltre all' inserimento culturale, 200 ore di formazione sulle cosiddette competenze minime, "per la delicatezza di questa professione - ha puntualizzato l' assessore regionale al Lavoro, Roberto Cosolini - e per favorire un loro adattamento immediato nei contesti familiari dove andranno a operare". "Lo scopo - ha spiegato Cosolini - è quello di canalizzare l' offerta di lavoro fin dai Paesi d' origine, nell' ambito della legge Bossi-Fini, che consente priorità e deroghe sulle quote d' ingresso a chi offre percorsi di inserimento. Questo ci consente di allargare e migliorare le 'maglie' della legge, anche se il recente decreto del nuovo Governo - ha aggiunto - già aiuta in questa direzione".

Il senso dell' iniziativa - ha concluso Cosolini - è anche quello di dare strumenti ai lavoratori extracomunitari per conoscere meglio il contesto italiano e adattarvisi, evitando così il "salto nel buio" conseguente alla scelta di lavorare nel nostro Paese.

(1 settembre 2006)