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Con 110 mila domande d'asilo, la Gran Bretagna è prima in Europa.
Un problema per il governo di Tony Blair che vuole correre ai ripari.
LONDRA - Record di richiedenti asilo in Gran Bretagna.
Secondo i dati diffusi dal ministro degli interni David Blunkett, il 2002 si è chiuso con 110mila700 domande, addirittura il 20% in più rispetto all'anno precedente.
Sebbene siano state accettate solo il 10% delle domande, e per un altro 24% sia stato concesso non l'asilo ma un permesso eccezionale che dà meno diritti, gran parte di coloro a cui è stato rifiutato l'asilo rimangono comunque sull'Isola.
L'anno scorso sono state rimpatriate 13mila persone, operazioni che tra l'altro hanno suscitato diverse polemiche : per una parte dell'opinione pubblica si sarebbe infatti trattato di vere e proprie deportazioni.
BDall'altro lato ci sono tutti quei cittadini contrari alla creazione di costruzione di nuovi campi per i richiedenti asilo nelle loro comunità.
Se a questo si aggiunge il rischio, apertamente paventato da Downing Street, di infiltrazioni terroristiche, si può avere un'idea precisa di quanto la situazione stia diventando esplosiva.
A presentare il maggior numero di domande sono stati cittadini dello Zimbabwe e dell'Iraq.
Proprio gli iracheni saranno lo spauracchio di Blair & Co. per i prossimi mesi.
Stime circolate nei giorni scorsi, contano circa un milione di persone che potrebbe riversarsi in Europa in seguito ad un'ormai probabile guerra in Iraq.
Attraversato il Mediterraneo, dopo un primo impatto con i paesi costieri è prevedibile che buona parte dei profughi si diriga proprio verso la Gran Bretagna, meta storica dei richiedenti asilo, a causa della liberalità della legislazione in materia.
Non a caso la situazione inglese è in controtendenza rispetto al resto d'Europa, dove le domande sono diminuite in media di un punto percentuale nel 2002.
Solo l'Italia ha registrato un leggero incremento, ma va sottolineato che, per arrivare alle cifre della Gran Bretagna, il Belpaese dovrebbe mettere insieme le domande degli ultimi dieci anni…
Intanto l'esecutivo guidato da Tony Blair cerca di correre ai ripari.
Insieme al governo spagnolo, ha deciso di inviare in Asia una task force di esperti che dovrebbe formare le autorità locali sui mezzi per contrastare la falsificazione dei documenti.
Contemporaneamente ha rafforzato la sorveglianza sulle frontiere arrivando a fare i primi controlli già nei porti francesi.
Buoni risultati dovrebbero poi arrivare dalla chiusura del centro d'accoglienza di Sangatte, in Francia.
Situato nei pressi di Calais, all'imbocco dell'Eurotunnel, il centro era diventata la base di partenza per moltissimi disperati che cercavano di arrivare in Gran Bretagna passando sotto la Manica.
Blair spera addirittura di dimezzare il numero di domande entro settembre prossimo.
Al di là delle difficoltà oggettive per un risultato di questo tipo, rimane, come abbiamo detto, l'incognita della guerra.
Nell'attesa, possiamo almeno tirare un sospiro di sollievo: sembrano infatti accantonati i "cattivi propositi" di un mese fa, quando la Gran Bretagna minacciava, pur di risolvere il problema, di uscire dalla convenzione sui diritti umani.
(3 marzo 2003)
Elvio Pasca
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