Italia

                             Europa

                             Statistiche

                             L'intervista

                             Flussi

                             Città e regioni

                             L'avvocato

                             Volontariato

                             Media

                             Cultura

                             Musica


Europa
La Corte di giustizia Ue boccia i visti di lavoro per gli stranieri che vivono in Germania

Sotto accusa i visti di lavoro per gli extracomunitari distaccati da aziende che hanno sede in altri Stati dell'Ue
Invia questo articolo   Stampa questa pagina   Ingrandisci il testo   Diminuisci il testo

BRUXELLES - Il visto di lavoro applicato dalla Germania ai cittadini extracomunitari distaccati da aziende che hanno sede in altri Stati dell'Ue "é contrario alla libertà di prestazione di servizi".

Secondo quanto stabilito da una sentenza della Corte di giustizia del Lussemburgo, che ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione Ue, "una semplice dichiarazione preliminare dell'azienda che intende procedere al distacco di lavoratori di paesi terzi costituirebbe una misura meno restrittiva rispetto al requisito di un previo periodo di occupazione di almeno un anno nell'impresa".

Secondo i giudici europei, quindi, la dichiarazione consentirebbe "di prevenire abusi o limitazioni alla libertà di prestazione dei servizi".

Sotto la lente d'ingrandimento della Corte Ue è finita la legge tedesca sugli stranieri. Secondo questa normativa chi intende soggiornare più di tre mesi in Germania ed esercitare un'attività lavorativa deve essere in possesso di una specifica autorizzazione di soggiorno. Per questo le imprese che vogliono fornire servizi in Germania devono garantire che i loro dipendenti extracomunitari ottengano un visto della rappresentanza diplomatica tedesca dello Stato dove l'impresa ha la sua sede.
Spetta quindi all'ambasciata tedesca accertare che il lavoratore sia occupato nell'azienda da almeno un anno.

(19 gennaio 2006)