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I giovani imprenditori di Confindustria
"Lavoratori stranieri: il problema non è quanti ne entrano, ma come"
Ettore La Carrubba: "Bene le quote più ampie, ma serve più collegamento con Paesi d'Origine". "Semplificare le procedure"

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ROMA - "Il problema non è quanti immigrati entrano, ma come". Per i giovani imprenditori di Confindustria la "generosità" del decreto flussi non basta a determinare il successo delle politiche sull'immigrazione.

"Il decreto con quote più ampie per noi è una buona notizia, ma non cambia la sostanza della posizione che abbiamo già espresso in più di un'occasione" spiega a Stranieri in Italia Ettore La Carrubba, responsabile per l'immigrazione del movimento. "Noi auspichiamo che assieme alle quote e a una regolamentazione che serva per l'ordine pubblico ci siano soprattutto metodi di selezione e di comprensione di quelle che possono essere le necessità del mercato del lavoro italiano. In primo luogo con un' ottima capacità di collegamento con i Paesi d'origine, che al momento purtroppo manca".

Ma è così difficile oggi per un imprenditore assumere un lavoratore straniero? "Sulla carta no, ma in realtà mancano gli strumenti per interfacciarsi con l'estero e chiamare delle capacità che all'estero ci sono. Penso al classico esempio dell'ingegnere o dell'informatico dall'India. L'Italia non è inserita in un sistema di collaborazione tra le università o all'interno di un sistema di camere di commercio che sono capaci di creare questi link. Mancano insomma degli strumenti che in altri Paesi già ci sono. Certo esistono in italia degli imprenditori che si muovono molto bene, ma lo fanno come al solito autonomamente".

Le proposte

La scorsa primavera i Giovani Imprenditori hanno presentato sei proposte per le politiche sull'immigrazione. "Siamo partiti proprio dalle quote. Secondo noi sono uno strumento utile, che però deve essere affiancato da un sistema di contatto con i mercati dai quali arrivano gli immigrati" .Perché allora non prevedere la chiamata diretta dall'estero, senza tetti numerici? "Naturalmente l'evoluzione dovrebbe essere questa, ma è naturale che potrà verificarsi solo nel momento in cui ci saranno meccanismi di relazione sofisticati e funzionanti".

Secondo Confindustria l'Italia ha bisogno di talenti, deve quindi puntare anche a un'"immigrazione di qualità". "Il nostro Paese non è capace di attrarre e formare studenti e ricercatori extraeuropei. Dobbiamo cominciare a gestire l'immigrazione anche da questo punto di vista, ne saremmo tutti più soddisfatti".

"Il discorso sicurezza è la parte più difficile dell'argomento, - continua il responsabile immigrazione dei GI - chi viene in Italia deve trovare un Paese che ne rispetti i valori e le origini però deve essere pronto a rispettare i valori del Paese in cui arriva. Serve insomma un sistema di sanzione severa quando si sbaglia, ma che permetta anche opportunità reali per chi vuole integrarsi".

Tornando agli ingressi per lavoro, la parole d'ordine dovrebbe essere "semplificazione": oggi le procedure sono "macchinose, burocratiche e troppo onerose per i datori di lavoro". "La Bossi- Fini in questo senso aveva delle interessanti proposte che purtroppo non sono state realizzate - conclude La Carrubba - Bisogna lavorarci sopra, integrarle, e poi armonizzare tutto in chiave europea, è evidente che non ci si può più muovere come singolo Paese".

(17 gennaio 2006)

Elvio Pasca