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La Gran Bretagna apre verso l'Est europeo: diritti ai lavoratori dei nuovi otto paesi membri.
La Gran Bretagna sarà il primo paese europeo che assegnerà completi diritti per i lavoratori delle otto nazioni dell'est europeo che si uniranno all'Ue nei prossimi 18 mesi. L'annuncio è stato dato dal Governo Inglese la scorsa settimana.
I ministri britannici intendono dare ai cittadini della Polonia, dell'Ungheria, dell'Estonia, della Lituania, della Repubblica ceca, della Slovacchia e della Slovenia tutti i diritti per lavorare regolarmente in Gran Bretagna.
Gli otto nuovi stati membri hanno una popolazione di 73 milioni di abitanti. Il loro reddito medio è pari ad un ottavo di quello inglese.
Il più grande paese è la Polonia, che ha una popolazione di 38,7 milioni di persone, un reddito pro-capite pari a 2,800 € ed un tasso di disoccupazione pari al 17,3 per cento.
Il governo inglese ha affermato che l'ingresso di nuovi lavoratori dall'est europeo in Gran-Bretagna migliorerebbe di molto l'economia del paese, specialmente in alcuni settori nevralgici dell'industria.
Jack Straw, il ministro degli esteri ha affermato che "questa decisione è nell'interesse del Paese.
Attrarrà gli operai dei quali abbiamo bisogno nei settori chiave dell'economia,
funzionerà senza problemi e non sarà di aggravio sulla spesa pubblica".
Tuttavia forti critiche giudicano sbagliata questa decisione. Secondo alcuni analisti
si potrebbe creare un sovraccarico eccessivo di lavoratori a Londra ed nel sud-est del Paese.
L'annuncio ha coinciso con la pubblicazione di un recente studio sull'immigrazione fatto dal Ministero degli Interni.
I dati parlano chiaro: i 4,8 milioni di stranieri che vivono in Gran-Bretagna non sono mai stai causa di disoccupazione o il pretesto per la riduzione degli stipendi dei lavoratori inglesi.
(16 dicembre 2002)
Stefano Camilloni
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