Ismu
Il 74% dei sanati ha ancora un lavoro regolare
Indagine commisionata dal Ministero del Lavoro. I ricercatori: "Servono percorsi ordinari di regolarizzazione, no una tantum"
ROMA - A tre anni dalla grande sanatoria, il 74% dei cittadini stranieri che in quell'occasione
si misero in tasca un permesso di soggiorno ha ancora un lavoro regolare in Italia. È quanto si legge in un'indagine della fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) promossa dal ministero del Lavoro presentata stamattina a Roma.
L'indagine ricorda che le domande presentate sono state oltre 700 mila, di cui 135 mila solo nel mezzogiorno. Circa il 52% riguardavano il lavoro subordinato, il 27,6% il lavoro domestico, il 20,4% attività di assistenza; in totale il 46% sono state presentate da donne. Le domande accolte sono state il 93,2%.
Nel settembre del 2002 furono presentate oltre 700mila domande di regolarizzazione, la metà nel Nord Italia, un terzo al Centro e un quinto tra Sud e Isole. Questa distribuzione a livello nazionale - osservano i ricercatori - significa che l'economia informale e il lavoro nero, unica possibilità di impiego per le forze di lavoro irregolarmente presenti sul territorio, assumono un peso consistente in tutto il territorio italiano e non solo nel Mezzogiorno.
Circa il 52% delle domande riguardavano il lavoro subordinato, il 27,6% il lavoro domestico, il 20,4% attività di assistenza; in totale il 46% sono state presentate da donne. Le domande accolte sono state il 93,2%.
A distanza di un anno, il 98,5% dei lavoratori stranieri ha ottenuto il rinnovo del permesso; il 48,3% di essi ha mantenuto il rapporto di lavoro con il datore originario mentre il 40% ha rinnovato il permesso sulla base di un rapporto di lavoro con un nuovo datore. Quasi il 3% degli intervistati dall'Ismu ha dichiarato di aver fatto ricorso alla frode, facendo figurare un datore di lavoro fittizio.
Un po' diversa la situazione nel Mezzogiorno. Delle 135 mila domande presentate in sede di regolarizzazione, ne sono state ammesse il 92,1%. Allo scadere del permesso di soggiorno, l' 89,6% dei lavoratori stranieri ha ottenuto il rinnovo. Di questi, il 60% con il datore originario, il 26,8% con un nuovo datore, mentre quasi il 2% ha dichiarato di aver fatto ricorso alla frode.
La graduatoria per nazionalità mostra una prevalenza di stranieri provenienti da paesi dell'Est: Romania, Ucraina, Albania, Moldavia, che hanno raddoppiato la consistenza numerica. Molto alta la componente femminile: il 46% del totale, percentuale che sale al 48% nel Mezzogiorno.
Rispetto ai redditi, permangono le differenze di genere: gli uomini guadagnano in media circa mille euro mensili mentre le donne (molto probabilmente per il ricorso diffuso al part-time) si fermano a 743.
L'occupazione dei 2/3 degli immigrati si concentra in sei tipi di condizione professionale: operaio nell'industria (11%), nel terziario (8%) e nell'edilizia (12%); titolare di attività commerciale (7%); addetto alla ristorazione/alberghi (11%); domestico a ore (9%) e assistente familiare (7%).
L'indagine esamina anche l'incidenza di imprenditori immigrati, pari a circa il 3% del campione intervistato; il 95% si concentra al Centro-Nord e il 10% ha partecipato al processo di regolarizzazione del 2002. Si tratta di persone che hanno avuto un permesso per lavoro dipendente e che hanno successivamente modificato la loro condizione. Il 25% di questi imprenditori si concentra nell'edilizia, il 24% nelle imprese di bassa qualificazione, il 19% nel commercio. Nel 27% dei casi l'impresa ha un solo dipendente, nel 32% due e nel 15% tre casi; solo nel 3% dei casi si supera la soglia dei 10 dipendenti.
La "grande regolarizzazione, la più ampia che abbia mai interessato i paesi europei", è giudicata positivamente dai ricercatori che però segnalano la necessità di "definire percorsi ordinari di regolarizzazione" e non di ricorrere a provvedimenti straordinari o una tantum che danno più l'idea di "lassismo e di cedimento".
(27 aprile 2006)