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Ettore La Carrubba (Giovani imprenditori)
"Pronti a sponsorizzare gli ingressi"
"Potrebbe diventare una delle funzioni chiave di associazioni e sindacati". "No alle restrizioni per i lavoratori romeni"
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ROMA - La politica deve lavorare per far incontrare le richieste del sistema produttivo con l'offerta di lavoro che arriva da altri Paesi, creando le condizioni migliori perché questo avvenga. La demagogia di chi vuole fermare i flussi migratori finisce per tenere fuori dall'Italia i migliori, quelli che possono aiutare davvero il nostro Paese.

C'è tutto il pragmatismo di chi vuole guidare e far crescere il sistema produttivo italiano nelle posizioni dei Giovani Imprenditori di Confindustria sul governo dell'immigrazione. Lo stesso che, come spiega Ettore La Carrubba, responsabile immigrazione del movimento, servirebbe innanzitutto per uscire dalla paralisi dei flussi 2006, che colpisce centinaia di migliaia di imprese.

"Le domande d'assunzione - dice La Carrubba a Stranieriinitalia.it - sono ferme per problemi tecnici, ci vogliono quindi soluzioni altrettanto tecniche per sbloccarle e auspichiamo che questo avvenga il prima possibile perché è cosa utile sia alle imprese sia agli immigrati. Sul piano politico, ci aspettiamo invece delle proposte e un'azione concreta per il miglioramento e il completamento delle leggi che regolano l'immigrazione in Italia".

Che ve ne pare del progetto di riforma presentato in Senato dal min. Amato?

Al momento c'è solo quello che ci sembra un documento interno al governo, che vuole sondare all'interno di una maggioranza molto eterogenea se questo tipo di proposta può andar bene. Quindi aspettiamo a fare dei commenti per vedere qualcosa di più strutturato. Sicuramente uno strumento che nelle linee generali prevede una programmazione triennale di massima dei flussi, con la possibilità di aggiustamenti, sembra abbastanza interessante, così come ci trova assolutamente favorevoli allungare la durata dei permessi di soggiorno diminuendo le farraginosità dei rinnovi.

In quel documento si parla anche di facilitare l'ingresso dei lavoratori qualificati…
Questa era una delle sei proposte per l'immigrazione presentate l'anno scorso dai Giovani Imprenditori. È evidente che nel momento in cui si riuscisse ad avere uno screening delle richieste di ingesso e a farlo combaciare con le necessità delle imprese, sarebbe nell'interesse di tutti creare una via privilegiata e immediata per l'ingresso e l'inserimento del lavoratore. È quello che già succede negli Stati Uniti con la green card, niente di strano. Nel momento in cui c'è un interesse da entrambe le parti, di solito le cose vanno sempre più veloci

Per i lavoratori generici si parla invece di liste di collocamento nei Paesi d'origine. Un imprenditore sceglierebbe davvero a distanza le persone delle quali ha bisogno?

Se si affronta l'argomento da un livello superficiale le liste possono sembrare uno strumento funzionate, in realtà pongono molti problemi, dalla compilazione nel Paese d'origine, all'accesso, alla corrispondenza con la realtà. Andrebbero testate, e una volta istituite ci vorrebbe molta flessibilità per migliorarle. Ogni Paese di provenienza ha canali interni che potrebbero funzionare meglio o peggio, l'India ad esempio potrebbe avere liste pulite e facili da utilizzare, perché c'è un sistema universitario molto sviluppato, una certa burocrazia ecc., ma il Congo probabilmente potrebbe dare un risultato di tutt'altro tipo...

Un altro canale di ingresso sarebbe quello dello sponsor. Che ruolo potrebbe giocare Confindustria?
Questa potrebbe diventare una delle funzioni chiave per gli organismi di rappresentanza dei lavoratori e degli imprenditori, potrebbe essere una delle sfide del futuro. Sicuramente Confindustria ha la struttura e la capacità per gestire questo tipo di compito, al quale siamo molto interessati

Il lavoro "straniero" è troppo spesso lavoro nero. È in cantiere un disegno di legge per tutelare gli sfruttati, in che altro modo si potrebbe intervenire?

La nostra posizione è molto chiara e netta: il lavoro nero è un danno totale, in primis per le persone che vengono sfruttate, ma anche per l'intero sistema economico. Allora se vogliamo parlare di liberismo in maniera onesta bisogna che non ci siano devianze, questo è uno dei pochissimi casi che non vanno regolati dal mercato, deve intervenire lo Stato. Noi ci aspettiamo in primis una forte azione di repressione, chi sbaglia deve pagare. Ci sono già delle leggi, si tratta solo di applicarle.

Dal 2007 romeni e bulgari saranno cittadini europei. Sarà giusto continuare a limitarne l'accesso al mercato del lavoro?
La risposta ce la danno i numeri della demografia. In italia e in Europa siamo di fronte a un buco demografico veramente importante, quindi se noi cerchiamo di limitare l'entrata di nuovi cittadini e di nuovi lavoratori otteniamo semplicemente di bloccare i migliori, le persone che possono più aiutare il nostro Paese a crescere in maniera corretta e, quel che è peggio, andiamo a creare dall'altra parte una demonizzazione del fenomeno. Cercare di fermare i flussi migratori è quanto di più demagogico si possa pensare.

Quindi crede che dal primo gennaio i lavoratori romeni e bulgari dovrebbero avere gli stessi diritti degli altri comunitari?
Assolutamente si. Meglio creare sin da subito i migliori link possibili per fare entrare le persone che possono essere le più interessate e le più interessanti per il nostro sistema produttivo.

(13 ottobre 2006)

Elvio Pasca