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Asia e Unione Europea lavoreranno insieme per gestire i flussi migratori, dotandosi di regole comuni nella lotta all'immigrazione clandestina.

È questo il risultato dell'incontro che si è tenuto ieri a Lanzarote (Canarie) tra ministri dell'interno e alti responsabili dei 25 paesi dell'Asem, in occasione della prima conferenza internazionale sull'immigrazione Asia-Europa.
L'ASEM è il foro di consultazione e di dialogo in materia economica, politica e culturale che riunisce i 15 Paesi dell'Unione Europea, e 10 paesi asiatici (Brunei, Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Vietnam, Cina, Giappone e Corea).

"Avere parametri comuni è l'unico modo per migliorare la politica europea di immigrazione", ha osservato il commissario europeo per la giustizia e interni Antonio Vitorino sottolineando che la riunione di Lanzarote, organizzata dalla presidenza spagnola dell'Ue "é cruciale per aiutarci a conoscerci meglio, per condividere l'analisi dei flussi migratori e per rafforzare la nostra cooperazione nella lotta contro l'immigrazione clandestina".
Contro questa, ha aggiunto Vitorino, "non basta lavorare a livello di polizia: è necessario contribuire allo sviluppo dei paesi di origine degli immigranti".

Gli asiatici rappresentano una quota molto significativa dei 20 milioni di immigrati non comunitari dell'Unione europea.
Una quota, come ha ricordato Vitorino, destinata ad aumentare, "in ragione della mondializzazione e dello sviluppo del commercio internazionale".
In questo scenario, un interlocutore importantissimo per l'Europa sarà senza dubbio la Cina.
Il viceministro degli esteri cinese, Wang Guangya, ha sollecitato Ue e Asia a "dividere le responsabilità" in fatto di immigrazione e a evitare di politicizzare il fenomeno per non discriminare gli immigrati in base alla loro nazionalità".
"Per recidere l'immigrazione illegale alla radice - ha detto Wang, rivolgendosi ai paesi ricettori di immigrati - occorrono misure concrete in materia di debito, capitali, commercio e aiuto allo sviluppo".

Tre i punti essenziali della dichiarazione comune adottata al termine dell'incontro: la necessità di un partenariato politico tra Ue e Asia; l'integrazione di una politica di immigrazione in un processo più vasto di cooperazione economica sociale e culturale; e lo sviluppo di contatti locali per combattere contro la criminalità organizzata e il traffico di clandestini.

Nei prossimi due mesi la Commissione esaminerà due strumenti molto importanti nella lotta all'immigrazione clandestina: un sistema integrato della gestione delle frontiere e uno studio sulla polizia di frontiera, realizzato in Italia.
"E' assolutamente essenziale migliorare il coordinamento delle polizie degli Stati membri, - ha dichiarato Vitorino - così come la preparazione comune dei corpi che controllano le nostre frontiere".

La linea espressa dal commissario europeo è condivisa dal sottosegretario all'interno Antonio d'Alì, rappresentante di Scajola all'incontro di Lanzarote.
Nel suo intervento D'Alì ha chiesto maggiore collaborazione con i paesi di origine e di transito dei flussi migratori irregolari, una campagna di informazione nei paesi d'origine degli immigrati e una rapida attuazione delle misure recentemente adottate in ambito europeo.

"Il mediterraneo -ha spiegato il sottosegretario - rappresenta oggi la frontiera europea più esposta, la cui vigilanza non può prescindere da una condivisione degli sforzi e delle responsabilità da parte di tutti i paesi membri dell'Ue. La sfida richiederà inoltre una sempre maggiore collaborazione con i paesi di origine e di transito"

Proprio in quest'ottica, ha ricordato D'Alì, sarà molto importante l'incontro che si terrà a Roma il 30 maggio tra i ministri dell'interno europei e dei paesi candidati per la presentazione dei risultati dello studio di fattibilità per una "polizia europea delle frontiere".

(06 aprile 2002)

Elvio Pasca