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I lavoratori immigrati nel Dossier Statistico Immigrazione 2002 della Caritas.
ROMA - L'immigrato come lavoratore.
Il dossier immigrazione 2002 della Caritas dedica a questo tema alcune delle sue pagine più significative.
Si tratta di una scelta importante, che pone l'accento sull'apporto degli extracomunitari nel nostro sistema produttivo.
In moltissimi settori la manodopera degli immigrati è diventata indispensabile, ed è destinata a crescere: qualche mese fa un'indagine dell'Union Camere sui piani di assunzione di 100 mila imprese italiane rivelava che ormai il 20% delle domande di lavoro è rivolto ad extracomunitari.
Un'ulteriore conferma viene dalla regolarizzazione in corso, che ha portato alla luce quasi 700mila lavoratori immigrati, già inseriti nel tessuto socio-economico del nostro paese, e dei quali aziende e famiglie italiane non possono più fare a meno.
L'indagine della Caritas non ha potuto prendere in considerazione questi lavoratori, ma ha comunque dipinto con precisione lo scenario in cui sono inseriti.
Il lavoratore extracomunitario è del resto il protagonista della nuova legge sull'immigrazione, che lega a tal punto il permesso di soggiorno al posto di lavoro da trasformarlo in un "contratto di soggiorno".
Sul lavoro e sulle sue dinamiche si giocherà quindi una partita fondamentale dell'integrazione.
I flussi occupazionali
Gli immigrati vengono assunti con più frequenza rispetto agli italiani ed è facile che, a fine anno, il rapporto di lavoro sia ancora in essere.
Si giunge a queste conclusioni analizzando i dati Inail su assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro nel corso del 2001.
Gli extracomunitari rappresentavano il 9,9% degli assunti, incidevano dell'8,8% sul totale delle cessazioni e coprivano il 19,8% dei saldi, ovvero della differenza tra assunzioni e cessazioni.
Rappresentando solo il 3% della forza lavoro del paese, la loro incidenza sulle assunzioni era triplicata, addirittura aumentata quasi di sette volte sui saldi, quindi sul numero di rapporti di lavoro che perduravano a fine anno.
Origine etnica e stabilità del lavoro
L'origine etnica può influenzare la stabilità del lavoro?
A giudicare dagli stessi dati Inail sembrerebbe proprio di sì.
Nel 2001 la maggior parte delle assunzioni ha riguardato albanesi (47mila) e marocchini (46mila), seguiti, con un certo distacco, dai rumeni (28mila unità).
Sono dati che non stupiscono se consideriamo che si tratta delle prime 3 comunità straniere in Italia.
Una sorpresa ce la riserva invece il numero di assunti che, a fine anno, conserva il posto di lavoro.
Benché per gli immigrati la media sia il17,5% degli assunti, i valori che si registrano per alcune comunità se ne allontanano anche di molto.
Ecco allora che ecuadoriani e filippini sembrano essere i più bravi a mantenere il posto di lavoro, con saldi, rispettivamente, del 36% e del 34%.
Seguono rumeni, peruviani e bengalesi, che arrivano quasi al 30%.
Marocchini, ganesi e tunisini superano di poco la media del 10%, seguiti dai lavoratori dell'ex-Jugoslavia (9% di saldi) e i senegalesi, che chiudono questa classifica con un 7,7%.
Dove c'è bisogno di lavoratori immigrati
Il bisogno di manodopera immigrata è concentrato nelle aree più produttive del paese, prima tra tutte il Nord Est, dove nel 2001 il 15,2% degli assunti, quasi 1 lavoratore su 6, era extracomunitario.
Nel Nord Ovest la percentuale è stata dell'11,6%, al Centro del 9,5%.
Per Sud ed Isole la quota è stata sensibilmente più bassa, non arrivando al 4%. Si è registrata quindi una differenza notevole rispetto al resto del paese, differenza che andrebbe però spiegata tenendo conto, oltre che della capacità produttiva delle regioni meridionali, anche della maggior diffusione, in queste stesse regioni, di lavoro nero.
I settori di impiego
Delle assunzioni di extracomunitari registrate dall'Inail nel 2001, quasi la metà riguardava il settore dei servizi (49%), più di un terzo (36%) l'industria, il restante 15% l'agricoltura.
Ad assumere sono stati specialmente alberghi e ristoranti, che hanno iniziato un rapporto di lavoro con 87mila immigrati. Il lavoro nei campi ne ha assorbito invece quasi 60mila, seguito dal settore delle costruzioni (49mila) e dalle imprese di pulizia (43mila).
Le assunzioni sono avvenute per il 58% in piccole e medie aziende, percentuale che per quanto riguarda i lavoratori italiani è più bassa (51%).
L'incidenza di immigrati
Nonostante il numero di assunzioni, non è tra cuochi e camerieri che il rapporto tra lavoratori immigrati ed italiani è stato più significativo.
Nei ristoranti e negli alberghi c'è un immigrato ogni 10 assunti, così come nelle imprese di costruzioni, di trasporti e di pulizie.
Se passiamo all'agricoltura, all'industria tessile e ai metalli, troviamo invece un immigrato ogni 6 assunti.
Nonostante un numero minore di assunzioni, è di tutto rispetto anche l'incidenza dei lavoratori immigrati nelle industrie di trasformazione (14,2%), in quella del legno(16,3%), e della gomma (16,9%). Nell'industria conciaria, si arriva addirittura ad una percentuale del 20%.
Immigrati e lavoro domestico
L'incidenza di lavoratori immigrati tocca i tassi più alti nelle case degli italiani.
Nel 1999 114mila lavoratori domestici iscritti all'Inps, circa la metà del totale, erano extracomunitari, quattro volte su cinque donne.
Il 40% di loro proveniva dall'Asia, mentre Europa dell'Est, Africa subsahariana ed America latina si dividevano più o meno equamente la quota rimanente.
Il gruppo etnico più consistente era quello dei filippini, con oltre 36mila colf, seguito da peruviani (11mila), e Sri Lanka (9000).
I rumeni, polacchi e albanesi si aggiravano intorno a quota 5mila, nigeriani, brasiliani e salvadoregni chiudevano la classifica attestandosi intorno alle 1000 unità per gruppo.
Si tratta naturalmente di dati che andranno totalmente rivisti al termine della regolarizzazione in corso.
Le domande presentate per colf e badanti sono oltre 340mila: quando gli uffici polifunzionali avranno terminato il loro lavoro, l'Italia si ritroverà con un esercito di lavoratori domestici dei quali finora aveva ignorato, almeno ufficialmente, l'esistenza.
Immigrati e disoccupazione
Il tasso di disoccupazione degli immigrati è del 7,4%, quindi è sensibilmente più basso di quello degli italiani, stimato intorno al 9%.
Inoltre, se consideriamo l'alta incidenza del lavoro nero tra gli immigrati è evidente che il dato è destinato a ridimensionarsi ulteriormente.
(9 dicembre 2002)
Elvio Pasca
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