|
Italia
Europa
Statistiche
L'intervista
Flussi
Città e regioni
L'avvocato
Volontariato
Media
Cultura
Musica
| |
In Lombardia e Veneto è straniero 1 operaio su 2. Nelle note di bankitalia il mercato del lavoro che cambia
ROMA - Cresce il numero degli
extracomunitari che lavorano in Italia e cambiano anche i
settori in cui sono tradizionalmente occupati.
Se in regioni come la Liguria, il 56% di coloro che hanno
presentato domanda di regolarizzazione è impegnato in mansioni
domestiche, in Lombardia e Veneto più della metà degli addetti
all'industria è extracomunitario e, in province come Brescia,
il dato si accentua fino a superare il 60%.
I dati emergono dalle Note sull'andamento dell'economia
regionale della Banca d'Italia e tratteggiano un Paese in cui le
differenti vocazioni produttive territoriali caratterizzano il
mercato del lavoro e dove i cambiamenti sociali in atto si
riflettono anche sulle comunità straniere residenti.
Se, infatti, in Liguria più della metà degli extracomunitari
é colf o badante, in una zona fortemente industrializzata come
il Veneto la percentuale si riduce al 41%.
Sempre nel Nord est si registra un altro mutamento importante:
l'aumento delle donne in fabbrica cresciute del 4% (dal 20 al
24%) nel triennio 1998-2001, e impegnate soprattutto nel settore
manifatturiero. Più in generale, nel Veneto resta stabile la
quota assorbita dal settore delle costruzioni (11%), mentre
cresce il numero degli occupati nel settore dei servizi salito
dal 24% di cinque anni fa al 28% dello scorso anno. I dati più
alti si registrano, comunque, nelle industrie dove la presenza
degli extracomunitari è del 56%, ma la Lombardia segue la
tendenza e sale dal 40% del 2000 al 52,7% dell'anno scorso.
Una situazione analoga come trend, ma diversa nei settori di
riferimento, si riscontra nel Piemonte dove le domande di
assunzione di lavoratori provenienti da paesi non UE sono
aumentati del 21,6% nel primo semestre del 2002 rispetto allo
stesso periodo dell'anno precedente, concentrandosi nei settori
terziario e agricolo.
"Il profilo tipico del lavoratore extracomunitario continua ad
essere quello di un soggetto privo di titolo di studio,
impiegato in mansioni a basso contenuto professionale (prevale
la figura degli operai generici) sulla base di contratti a tempo
determinato" spiega la Banca d'Italia che però rileva:
"Tuttavia è cresciuto in misura rilevante nel corso degli
ultimi anni l'utilizzo di lavoratori stranieri diplomati e
laureati, adibiti a funzioni impiegatizie o come operai
qualificati, anche se le consistenze numeriche rimangono ancora
contenute".
(ANSA).
(1 agosto 2003)
| |