Lazio
300mila immigrati, ma la piaga rimane il sommerso
CGIL:"In nero il 76% di chi si rivolge ai nostri sportelli". Cresce anche il numero degli infortunati sul lavoro, nel 2004 denunciati 58mila casi.
ROMA - Nel Lazio vivono 300mila immigrati, ma quelli che si sono rivolti agli uffici vertenze della Cgil nel corso del 2004, sono per il 76% lavoratori in nero.
Dati allarmanti presentati ieri a Roma nel corso della prima conferenza regionale sull'immigrazione organizzata dalla Cgil.
Nella Capitale vive e lavora l'80% dei 300mila immigrati residenti nella Regione Lazio. I più numerosi sono i romeni (55mila).
Confermati dall'Inail anche l'alto numero di infortuni sul lavoro denunciati dagli stranieri: nel 2004 se ne sono registrati circa 58mila (+6% rispetto al 2003 e +25% rispetto al 2002). Numero che secondo la Cgil va però considerato solo come una parte degli infortuni totali perchè " molti infortuni lievi vengano taciuti dai lavoratori, soprattutto da quelli in nero".Per quanto riguarda gli infortuni mortali, negli ultimi 3 anni sono triplicati quelli a danno di immigrati: 5 nel 2002, 11 nel 2003, 15 nel 2004.
Tra gli immigrati che hanno un contratto a tempo indeterminato, il 39% si dedica ad attività di cura o di aiuto domestico; lavorano nel campo dell'edilizia il 14%; in quello alberghiero e della ristorazione il 9%, in quello dell'agricoltura il 6%, e nel settore delle pulizie il 7,8%.
"In questi ultimi anni Roma e il Lazio hanno subito delle trasformazioni economiche e sociali senza precedenti - ha detto il segretario della Cgil Roma e Lazio Walter Schiavella aprendo i lavori della seconda giornata della conferenza - e l'aumento degli immigrati è sicuramente uno dei cambiamenti più evidenti. Ora bisogna lavorare per una crescita complessiva che parta da una maggiore coesione sociale".
L'assessore provinciale alle politiche sociali Claudio Cecchini ha sottolineato la mancanza di fondi per le politiche dell'immigrazione. "Come provincia - ha detto - quest'anno abbiamo ricevuto una dotazione di 4 milioni di euro, 700mila euro in meno rispetto al 2004. Il nostro obiettivo è pervenire ad una nuova legge regionale sull'immigrazione perché quella vigente, che risale al '90, e' datata".
"A Roma - ha aggiunto il presidente della consulta comunale per l'immigrazione Maurizio Bartolucci - sta nascendo una nuova classe dirigente accanto a quella italiana. Per queste persone non si può pensare ad un modello di assistenza vecchio di vent'anni. Dobbiamo cedere sovranità, responsabilità e potere agli stranieri, in modo che essi raggiungano un livello di integrazione e partecipazione tale da scongiurare che anche a Roma accada quello che sta succedendo in Francia. Non possiamo tenere fuori dalla porta delle istituzioni 300mila persone. L'errore grave è quando gli immigrati non sono coinvolti nella vita sociale ".
(18 novembre 2005)
r.m.