Marina Lentsa
"Non mi accontento di fare la badante"
Carattere di ferro e grande forza di volontà, parla 4 lingue. In pochi anni è diventata a Varese interprete al tribunale, mediatrice culturale e responsabile di uno sportello per le donne dell'est
 |
Marina Lentsa |
(ASI) - VARESE - La sua arma è la forza di volontà. E una determinazione che l'ha portata nel giro di un paio di anni a uscire dal tunnel di uno stressante lavoro come badante prima, e di colf dopo. Fino a diventare a Varese un punto di riferimento per la sua comunità, come insegnante di lingua, mediatrice culturale e presidente del nuovo "Sportello dell'est".
Marina Lentsa, originaria di Chernivtsi, mamma ucraina e padre romeno, parla correttamente quattro lingue. Oltre a quelle dei genitori, conosce il russo, studiato a scuola in ucraina e l'italiano, imparato con tenacia e ostinazione. "Sono fatta così - racconta a Stranieriinitalia.it - ho un carattere forte e pretendo molto da me stessa. All'inizio ero spaesata qui a Varese, ma appena arrivata mi sono data un obiettivo: imparare la lingua italiana". Prima da autodidatta ("mi ero data la regola di imparare 15-20 parole nuove al giorno"), poi iscrivendosi a un corso e prendendo il diploma.
La motivazione di Marina è semplice ed efficace: la voglia di valorizzare la propria professionalità. "Mi sono laureata in Ucraina in ingegneria tessile. A Chernivtsi insegnavo in una scuola superiore varie materie tecniche, oltre alla lingua russa. Non mi volevo rassegnare a un lavoro da badante in Italia".
Volere è potere nel caso di Marina. Il periodo passato come badante ("assistevo una signora anziana semiparalizzata con un marito irascibile e aggressivo") e come colf ("ho fatto le pulizie presso molte famiglie finché un incidente stradale non mi ha costretto a fermarmi") non dura più di due anni. "Ho continuato a studiare italiano e a mandare curriculum in giro - prosegue - e nel frattempo mi sono fatta il mio giro di amicizie ucraine e soprattutto italiane. E' stato un amico vigile a incoraggiarmi nei momenti di sconforto e a darmi le dritte giuste per orientarmi nei meandri della burocrazia italiana".
Dopo non pochi sforzi, Marina riesce a iscriversi alla Camera di commercio e a iniziare così a lavorare come interprete in tribunale. Non solo. Fa colloqui a tappeto. Diventa insegnante di russo nell'ambito di "Varese corsi". E inizia a lavorare come mediatrice culturale in un'associazione che accoglie i ragazzi stranieri figli di immigrati, alle prese con i primi passi dell'integrazione in Italia. "Mi occupo dei ragazzi ucraini e russi. Gli spiego la cultura e la mentalità italiana. Ma anche informazioni pratiche su come prendere l'autobus".
L'idea di aprire uno sportello per le tante donne dell'est che vivono a Varese la stava coltivando da tempo. "In città le donne ucraine si incontrano in piazza, ma non hanno un posto di riferimento per avere le informazioni pratiche di cui hanno bisogno". Lo sportello, nato qualche settimana fa, è ospitato nella sede provinciale dell'Arci, ed è aperto ogni martedì e mercoledì pomeriggio. "Diamo assistenza per la compilazione delle pratiche per rinnovare il permesso di soggiorno, forniamo assistenza legale e medica, aiuto scolastico agli alunni di lingua slava. Ma abbiamo bisogno dell'aiuto anche di altri professionisti che prestino gratuitamente la loro opera".
I progetti futuri di Marina sono di creare un'associazione vera e propria per le donne ucraine. "Mi piacerebbe molto realizzare un'iniziativa del genere. Finora non ho avuto tempo. Sono troppo presa dai miei lavori. Soprattutto a quello come mediatrice culturale con i ragazzi non vorrei proprio rinunciare. E poi c'è anche la mia vita privata. Tra qualche mese mi sposo con un uomo italiano. E' un periodo che non ho davvero un attimo libero".
(17 marzo 2007)
Andrea Gagliardi