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L'intervista di Souad Sbai (Al Maghrebiya) a Magdi Allam, vice direttore del Corriere della Sera   Invia questo articolo

Magdi Allam intanto vorrei ringraziarla. Per me è un onore intervistarla per il giornale "Al Maghrebiya". Per prima cosa le vorrei chiedere se lei è veramente contro gli arabi come alcuni sostengono?
"Io sono egiziano. Sono nato e cresciuto fino all'età di vent'anni in un Paese di lingua e cultura araba. Un Paese che amo e a cui mi sento legato. Amo soprattutto la gente, il loro modo di essere rispettoso, affettuoso, socievole e con un pizzico di sana autoironia.
Così come mi sento profondamente solidale con gli immigrati, arabi o non arabi. Io stesso sono un immigrato. Mi sento impegnato nella difesa degli immigrati quale risorsa umana da valorizzare nell'interesse reciproco degli stessi immigrati e degli autoctoni italiani.
Mi considero parte integrante della nuova società dell'Italia del Terzo millennio che si coniuga al plurale sul piano etnico, confessionale e culturale. Quindi io sono arabo e sono con gli arabi. Al tempo stesso sono italiano e sono con gli italiani".

Qualche giorno fa è uscito sul Corriere della Sera, del quale lei è vice direttore, un articolo sulla situazione dei detenuti a Guantanamo?
"Bisogna prendere atto del fatto che la stessa stampa americana denuncia la violazione dei diritti umani dei prigionieri detenuti a Guantanamo.
Non hanno diritto all'assistenza legale e gli interrogatori si svolgono nella più assoluta segretezza. Le loro condizioni di vita sono durissime. Credo si tratti di una vicenda indecorosa per la democrazia americana".

Cosa pensa degli arabi musulmani in Italia e degli Italiani musulmani? Il futuro non sarà dei laici ?
"Non ho dubbi che la maggioranza dei musulmani in Italia sia sostanzialmente laica, rispetta la legge e aspira alla pacifica convivenza con gli italiani facendo propri i valori fondanti della società italiana.
C'è una minoranza di integralisti e di estremisti che, purtroppo, controlla la gran parte delle moschee. Il fatto che in Italia solo il 5 per cento dei musulmani frequenta abitualmente le moschee, è un fatto che dovrebbe far riflettere.
Personalmente credo che le persone, al di là della propria fede, possano comprendersi e convivere se adottano un sistema di valori e una mentalità laica. Tra questi valori figura ovviamente la libertà religiosa".

Cosa pensa del premio Nobel della Pace all'iraniana Shirin Ebadi? Non è una sfida al regime di Khamenei?
"Personalmente sono molto soddisfatto di questa scelta. v Confesso che non conoscevo la signora Ebadi. Ma l'ho subito apprezzata per il suo coraggio nella battaglia per i diritti umani in Iran.
E' una donna eccezionale che non ha esitato a tornare in Iran nonostante le minacce esplicite rivolte dagli ambienti più radicali legati alla Guida spirituale l'ayatollah Khamenei.
Ebadi conferma che l'emancipazione femminile rappresenta la chiave di volta della libertà e della democrazia nei paesi musulmani. E' interessante il fatto che la Ebadi si sia fatta riprendere a Parigi a capo scoperto, ciò che è invece proibito in Iran.
Nei paesi islamici le donne emancipate vorrebbero liberarsi del velo, mentre in Europa alcune donne musulmane vorrebbero imporlo. Che paradosso!".

Il 10.10.2003 è stato un grande giorno per le donne marocchine. Mohamed VI, Re del Marocco, ha modificato la Mudawana, lo statuto personale.
Non pensa che stiamo già andando verso una riforma modernista? Potrebbe essere lo stesso anche per le donne saudite, le quali potrebbero già andare a lavorare nelle ambasciate e nel corpo diplomatico....?

"Sono d'accordo con lei. L'annuncio di un nuovo statuto personale favorevole alla parità tra i sessi e ai diritti delle donne, è un fatto di estremo rilievo. Ora è importante che le leggi vengano applicate e che le donne marocchine ne esigano il rispetto. Ripeto: l'emancipazione femminile è il volano di una autentica democrazia.
Ovviamente l'auspicio è che ciò avvenga ovunque nei paesi musulmani, compresa l'Arabia Saudita. La monarchia saudita sembra interessata a promuovere delle riforme interne.
Ma deve fare i conti con un radicalismo islamico molto radicato ".

Parliamo un po' della politica Italiana. Cosa ne pensa della proposta del vice-presidente Gianfranco Fini di dare il voto agli immigrati?
E che cosa pensa della visita di Fassino alla moschea di Roma subito dopo la proposta di Fini? Non è un paradosso? Fini fa la sanatoria agli immigrati e ne mette in regola 709.000, Fini da il voto agli immigrati. La sinistra che cosa ha fatto e che cosa farà per gli immigrati?

"Condivido l'iniziativa di Fini di promuovere il riconoscimento del diritto degli immigrati a votare nelle elezioni amministrative. E' un passo nella giusta direzione. Che deve avere come traguardo il riconoscimento della piena cittadinanza agli immigrati sulla base del principio della parità dei diritti e dei doveri.
Non sono invece d'accordo con l'iniziativa, avviata in alcuni comuni, di far eleggere un consigliere aggiunto in rappresentanza degli immigrati. Il fatto che questo consigliere aggiunto non abbia il diritto di voto, di fatto accredita gli immigrati come cittadini di serie B. Questo non va assolutamente bene. La visita di Fassino alla Grande moschea di Roma è di per se un fatto positivo.
A condizione di non identificare l'insieme dei musulmani con un luogo di culto, di non commettere l'errore di attribuire ai gestori delle moschee la rappresentatività dell'insieme dei musulmani in Italia che sono in maggioranza laici. E' un dato di fatto che l'iniziativa di Fini ha spiazzato e messo in difficoltà la sinistra. D'altro canto nella precedente legislatura i governi di centro-sinistra avrebbero potuto far approvare il diritto di voto agli immigrati. Ma non l'hanno fatto".

Quale messaggio vorrebbe mandare a quegli arabi che condividono le sue opinioni?
"Dico loro di credere in se stessi, di fare del loro meglio per realizzare il loro sogno di una vita migliore qui in Italia. Ciò deve avvenire nel pieno rispetto delle leggi e dei valori fondanti della società italiana. Tutti noi dobbiamo essere credibili e riuscire a convincere gli italiani che è nel loro stesso interesse investire sugli immigrati.
Il futuro dell'Italia del Terzo millennio appartiene a tutti noi, italiani e immigrati. Dobbiamo riuscire a convivere pacificamente e a operare insieme per costruire una società migliore dove ciascuno di noi si senta soddisfatto e realizzato. In questo contesto apprezzo e faccio i miei migliori auguri a Al Maghrebiya nel suo intento di favorire l'affermazione delle donne arabe in Italia".

Il titolo è al femminile ma il giornale "Al Maghrebiya" è per tutti, grazie per gli auguri, ne abbiamo veramente bisogno!

(1 novembre 2003)

SOUAD SBAI