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Maroni: "Anche l'Italia si avvarrà della moratoria di due anni per limitare l' ingresso dei lavoratori dei nuovi dieci partner dell' Unione". La Coldiretti: "Abolire le quote"
ROMA - Il primo maggio le frontiere italiane si apriranno solo a metà per i nuovi cittadini europei.
"Credo - ha detto ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni - che anche l' Italia si comporterà come gli altri Paesi europei, che hanno dichiarato di volersi avvalere della moratoria di due anni per limitare l' ingresso dei lavoratori dei nuovi dieci partner dell' Unione".
Maroni difende la moratoria, "una misura concordata e negoziata con i dieci Paesi che faranno ingresso nell' Unione ", e annuncia che l'unico strappo alla regola potrebbe riguardare i lavoratori sloveni, "visti - ha spiegato il ministro - gli storici legami tra i nostri Paesi".
Scegliendo la strada dei permessi di soggiorno per altri due anni, l'Italia segue la corrente maggioritaria nel club della vecchia Europa.
Rimangono quindi solitarie le scelte di Irlanda e Gran Bretagna, che non adotteranno la moratoria, anche se il governo Blair ha già annunciato dei "correttivi" per evitare che i lavoratori dei nuovi paesi Ue pesino sul welfare.
Per fortuna non ci siamo fatti sedurre nemmeno dall'ala oltranzista che, capeggiata da Germania e Austria, prolungherà la moratoria per tutti i sette anni contemplati dal trattato di adesione.
Sarebbe stato una scelta incoerente e indifendibile, vista la fame di manodopera delle nostre imprese.
Ad ogni modo l'ultima parola la dirà il consiglio dei ministri, alla cui attenzione il ministro leghista ha annunciato di voler sottoporre la questione.
Alle dichiarazioni di Maroni ha subito replicato la Coldiretti, chiedendo che "si provveda quantomeno al superamento delle quote per lavoratori stagionali, non stagionali e autonomi che ogni anno arrivano in Italia da Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria".
"In molte Regioni - ha precisato l'associazione di categoria - sono stati infatti esauriti i 50.000 permessi di ingresso per lavoratori stagionali extracomunitari autorizzati con il decreto flussi 2004".
Qualche giorno fa la Coldiretti aveva annunciato che dal primo maggio i lavoratori dei nuovi dieci paesi non avrebbero avuto bisogno del visto d'ingresso, e quindi i tempi per la loro assunzione si sarebbero ridotti decisamente.
Purtroppo, alla luce delle dichiarazioni di Maroni, un'eventuale abolizione dei visti (confermataci solo ufficiosamente dalla Farnesina) non avrà effetti tangibili sul mercato del lavoro.
(2 marzo 2004)
Elvio Pasca
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