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MANTOVA - Si intitola "Eks&Tra" ed è l’unico premio letterario in Italia dedicato agli scrittori migranti, ma potrebbe diventare anche il primo festival degli autori stranieri, sul modello di quello che Mantova dedica ai romanzieri di casa nostra. Intanto il concorso si prepara a decollare per la sua ottava edizione. Il bando 2002 verrà infatti pubblicato tra una quindicina di giorni. La premiazione si terrà a maggio del prossimo anno proprio a Mantova, da quattro anni nuova sede del premio.

Così come avviene dal 1995, quando "Eks&Tra" venne istituito a Rimini, il concorso è aperto a tutti i migranti, ai figli di migranti e a quelli di coppie miste.

Non ci sono tasse d’iscrizione da pagare. L’unica condizione è che l’autore sottoscriva la propria opera: poesie o racconti, la cui lunghezza massima non deve superare le 12 cartelle.

"Il tema di quest’edizione è la pace - annuncia Roberta Sangiorgi, giornalista, riminese, tra i fondatori di ‘Eks&Tra’ - c’è tempo fino al 31 gennaio 2002 per l’invio degli elaborati".

All’edizione 2001 di "Eks&Tra", che è organizzato da un’omonima associazione Onlus e dal Centro di Educazione Interculturale della Provincia di Mantova, hanno partecipato una cinquantina di autori, ciascuno con più opere, per un totale di 150 tra poesie e racconti. Una presenza di scrittori consolidata nelle ultime due edizioni. Sette, di solito, i vincitori dei premi in denaro, che vanno da un milione di lire a 400mila lire: 3 per la poesia, 3 per i racconti, più un premio speciale. Ogni anno, inoltre, il Presidente della Repubblica invia una medaglia d’argento, destinata all’autore che si è maggiormente distinto, per aver già vinto edizioni precedenti.

E non è raro che emergano veri e propri fuoriclasse, scrittori di successo. Proprio in quest’ambito, la novità dell’edizione 2002 è il coinvolgimento delle scuole. "A differenza degli altri anni - dice Roberta Sangiorgi - vogliamo organizzare la premiazione di ‘Eks&Tra’ in modo tale da coinvolgere le scuole. Ci sarà bisogno di uno spazio grande, forse il palasport, vedremo. L’idea è quella di portare in classe i vincitori delle diverse edizioni di ‘Eks&Tra’, cosa che già avviene nell’ambito di percorsi di conoscenza di varie culture e di lotta la razzismo. Ogni anno - spiega - i racconti vincitori o meritevoli di pubblicazione, vengono inseriti in un’antologia che i ragazzi leggono a scuola con gi insegnanti. E saranno proprio gli studenti, come è già accaduto e sta accadendo, a scegliere l’autore preferito, da invitare per conoscerlo e discutere le sue opere".

Tra gli scrittori migranti più noti, c’è di sicuro il poeta albanese Gezim Hajdari, vincitore di "Eks&Tra" ’96, che l’anno successivo vinse il Premio Montale, il maggior riconoscimento per poeti italiani. Ma anche Jadeline Mabiala Gangbo, scrittore congolese, autore di un libro piuttosto ironico, dal titolo "Giulieo e Rometta".

"E’ inevitabile - afferma Roberta Sangiorgi - ci saranno sempre di più narratori e poeti stranieri che scrivono in italiano e che verranno annoverati come protagonisti della letteratura italiana. Scrivono tutti molto bene in italiano e sono molto determinati. Nel bando - aggiunge - c’è scritto che potrebbero scrivere anche in lingua madre, ma adesso per loro scelta il 100% scrive in italiano. Ho chiesto loro, perché? Mi hanno risposto che la loro lingua madre è stata già sostituita da una lingua diversa (francese, inglese, portoghese ecc.): preferiscono l’italiano perché non è una lingua colonizzatrice, ma è una lingua di ospitalità. Questo mi ha colpito molto".

La scrittura per gli immigrati è uno strumento creativo, ma anche di emancipazione e di crescita. "Hanno estrazioni molto diverse - spiega Roberta Sangiorgi, autrice a sua volta di ‘Ebano e avorio’, libro inchiesta sulle coppie miste, a seguito della cui pubblicazione nacque l’idea del concorso letterario - c’è l’intellettuale, plurilaureato, che parla 2 o 3 lingue, che si è adeguato a fare lavori di basso profilo, e che coltiva la sua vena creativa. Ma poi c’è il vu cumprà, il clandestino. Molti racconti, ad esempio, vengono dalle carceri e sono di solito le situazioni più intense. Ricordo un siriano, recluso a Busto Arsizio, era un trafficante internazionale di droga. Quando ha dovuto pensare a dei personaggi per un racconto, gli sono venuti in mente i drogati, gente che lui aveva sempre considerato feccia, dai quali tirare fuori soldi e basta. Risultato? Ha capito di aver sbagliato ed è diventato un collaboratore di giustizia".

E quello del siriano non è l’unico esempio di come la scrittura può aprire la strada a percorsi di recupero.

"Un nordafricano - racconta Roberta Sangiorgi - rinchiuso alle Vallette di Torino: deve scontare 20 anni per aver tentato ben tre volte l’evasione, una anche da un carcere speciale, dopo l’arresto per 50 grammi di eroina, di per sé un reato non gravissimo. Un irriducibile: ebbene, da due anni ha iniziato un cammino di cambiamento, tanto che l’estate scorsa, per la prima volta, dopo anni, ha recuperato i contatti con la famiglia e ha voluto incontrare la madre".

(5 novembre 2001)

                                                                      Giovanni Senatore