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Cinema
Intervista all'attrice italo-iraniana Maya Sansa

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E' stata definita dal New York Times "la nuova icona del cinema italiano". Lei è Maya Sansa, attrice ventinovenne italo-iraniana, splendida interprete dell'ultimo film del regista Carlo Mazzacurati, "L'amore ritrovato". In un caldo pomeriggio di ottobre l'abbiamo incontrata a Trastevere, nel cuore di Roma, per parlare con lei di cinema, di integrazione, di vita.


La bellissima Maya Sansa


Te lo aspettavi tutto questo successo dal film "L'Amore ritrovato"?
Devo dire di si. La storia mi era piaciuta molto. Sapevo che la popolarità di Stefano Accorsi avrebbe funzionato. Mi sono divertita molto a farlo. Ho pensato che tra tanti film difficili che ho fatto in carriera, questo, grazie alla trama, avrebbe potuto avere un successo molto forte tra il pubblico. Anche se con i film non si sa mai, è sempre una bella sorpresa vedere che le aspettative vengono confermate.

Hai letto il libro "Una relazione" di Carlo Cassola da cui il film è tratto?
Il libro l'ho letto dopo aver fatto il primo provino. Nei giorni precedenti al provino non l'ho potuto leggere per mancanza di tempo. La storia mi è stata comunque raccontata dal regista Carlo Mazzacurati già elaborata e cambiata. Il mio personaggio è molto diverso da quello del libro, è molto più ricco interiormente e meno disperato.

Che cos'è per te il cinema?
E' un modo di vivere, un modo di comunicare, è la mia vita. Lo considero più arte che intrattenimento, anche se mi rendo conto che il cinema debba intrattenere. Tuttavia, quando il cinema si allontana troppo dall'intrattenimento diventa pretenzioso, insopportabile. Quando un film ha in modo equilibrato le due cose, è vero cinema.

Di tutti i personaggi che hai interpretato nei tuoi film, qual è quello che ti è piaciuto di più?
Quello di Chiara nel film "Buongiorno, Notte".

E quello più difficile?
Sempre quello di Chiara in "Buongiorno, Notte". Il gusto viene dalla difficoltà. E' il personaggio che mi ha richiesto più studio, più approfondimento. La difficoltà mi aiuta a crescere.

Quali sono i registi italiani e stranieri del passato che ami di più?
Il mio amore per il cinema non è nato come per molti registi nostrani in rapporto al cinema italiano del passato. Ma nasce più con i registi stranieri del presente. Uno dei primi film che mi è piaciuto tantissimo è stato "Blade Runner" di Ridley Scott. Ma anche "2001 Odissea Nello Spazio" di Kubrick.
Adoro anche registi della Novelle Vague come Truffaut e Godard. Registi italiani come Fellini, Visconti, Pasolini, De Sica ho imparato ad apprezzarli ed ammirarli dopo.

E registi del presente?
Come regista italiano certamente Marco Bellocchio. Dei registi stranieri amo molto Jim Jarmush, Paul Thomas Anderson, Ken Loach, Atom Egoyan e molti altri.
Sono sempre comunque più affascinata dall'esotismo: penso ad esempio al cinema sudamericano, a quello africano, oppure a quello iraniano, che trovo molto poetico. La poesia nel cinema è tutto.


Stefano Accorsi e Maya Sansa
in una scena del film "L'amore ritrovato"

Hai vissuto per molti anni a Londra come "straniera". Trovi sia differente per uno straniero vivere in Italia?
Differenze fondamentali ci sono perché in Inghilterra è da molti anni che ci sono stranieri, e le comunità sono molto ben radicate. C'è una salda integrazione che ancora qui non c'è. In Italia il fenomeno dell'immigrazione è un fenomeno totalmente nuovo.

Credi in una società multietnica anche in Italia?
Assolutamente. Negli anni ho conosciuto gente di tutto il mondo: sudamericani, africani, sudafricani. Conoscere le altre culture è sempre affascinante. E poi anche mio padre, che ora ha la cittadinanza italiana, è nato in Iran e quindi extracomunitario. Lui mi ha insegnato molto, dal punto di vista delle scelte. Quando incontro uno straniero lo valuto come valuto una persona italiana. Non faccio sì che il colore o la religione siano una barriera per me.

In Italia c'è razzismo verso gli stranieri?
Tantissimo. C'è ancora molta paura dello straniero. Soprattutto quando non si conosce la sua cultura, e non si conoscono le sue motivazioni. Ma soprattutto quando è povero. Il povero fa paura perché gli viene proiettata addosso un' etichetta o una simbologia del tipo: "E' povero, quindi disperato e allora mi deruba". Il razzismo è pura ignoranza.

Daresti la possibilità agli immigrati di votare?
A grandi linee si. Dovrei però conoscere più da vicino il fenomeno.

Progetti per il futuro?
Presto partirò per Parigi, dove vivo, per avere un periodo di pausa. Mi dedicherò alla lettura, e cercherò di trovare l'ispirazione che mi permetta di ritrovare quel desiderio di dare e ricevere qualcosa di nuovo, di profondo, di poetico…

(12 ottobre 2004)

Stefano Camilloni