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Imprese extracee:
184mila in Italia
A Milano il primato
MILANO - L'Università Bocconi di Milano metterà disposizione 2.000 ore di formazione e consulenza a favore degli immigrati che intendono fare gli imprenditori in Italia. Quelli che già svolgono attività in proprio costituiscono un piccolo esercito, alla guida di oltre 9mila aziende soltanto in provincia di Milano.
L'iniziativa è stata annunciata dal rettore Carlo Secchi, ai margini del recente convegno "La città multietnica. Implicazioni per lo sviluppo metropolitano del XXI secolo", in occasione della quale sono stati illustrati i primi dati della ricerca "Lo sviluppo dell'imprenditorialità etnica a Milano", promossa in collaborazione con la Camera di Commercio e realizzata da Antonio Chiesi, Luca Solari e Cristiano Codagnone.
L'offerta riguarda in concreto l'impegno a mettere a disposizione 1.000 ore dei docenti Bocconi, da destinarsi a "formazione dei formatori", che operano nelle associazioni e istituzioni che organizzano corsi e lezioni per gli immigrati.
A sua volta l'Associazione Laureati Università Bocconi (Alub), ha messo a disposizione 1.000 ore di consulenza post-formazione agli immigrati, per tradurre in realtà le idee imprenditoriali.
Il rettore Secchi ha poi lanciato la proposta di istituire a Milano un'Agenzia per l'imprenditoria etnica che raggruppi e coordini le risorse che la città può mettere a disposizione degli stranieri che vogliono avviare un'impresa.
Quattro i piani di intervento che l'Agenzia dovrebbe attuare. Counselling/orientamento: per mettere in condizione gli immigrati di scegliere una propria strada professionale, con l'aiuto di esperti di psicologia sociale e sociologia dell'organizzazione; formazione: per far comprendere agli immigrati che cosa significhi intraprendere, progettare un'iniziativa, organizzarla, gestirla; consulenza professionale: per tradurre in progettazione e decollo le nozioni apprese in sede formativa; supporto economico: elemento strutturale, senza il quale è impossibile l'avvio delle attività più complesse. Dalla ricerca sull'imprenditorialità etnica dell'Università Bocconi risulta che le ditte individuali gestite da cittadini stranieri in provincia di Milano alla fine del 2001, erano 9.263, con una crescita del 28,9% rispetto all'anno precedente.
Il maggior numero di imprese (2.273) è nelle mani di cinesi, seguiti da egiziani (1.769) e marocchini (787 imprenditori). Se si guarda alla consistenza della comunità residente, il tasso di attività maggiore (il 20,9% della popolazione è formata da lavoratori autonomi e datori di lavoro) rimane quello dei cinesi, seguiti però dai senegalesi (11,5%) e dagli egiziani (10%).
La comunità filippina (0,5%) e cingalese (1,6%) hanno tassi di attività nettamente più bassi.
In Lombardia, comunque, ha sede il 17% delle imprese straniere in Italia (9,4% nella sola provincia di Milano): un record legato alle dimensioni dell'economia lombarda e di quella milanese, non ad una maggiore propensione all'imprenditorialità da parte degli immigrati.
Basta guardare ai dati di Toscana ed Emilia Romagna: in provincia di Firenze le imprese straniere sono il 12,2% della popolazione straniera residente, mentre a Bologna sono il 6,6%, rispetto al 5,6% di Milano. A livello regionale, le percentuali di immigrati che lavorano in proprio vedono in testa la Toscana (11,9%), seguita da Emilia Romagna (8,5%) e quindi dalla Lombardia (6,1%).
Le attività svolte dagli imprenditori immigrati sono concentrate nei servizi tradizionali (61%) e a minori margini, con la prevalenza di edilizia, confezionamento di abbigliamento e tessuti, commercio e servizi di pulizia.
Solo l'8,6% si occupa di servizi post-industriali. Le imprese straniere mostrano comunque una buona tenuta, con una durata media di 44 mesi, anche se la mortalità è più alta (il 14,9% ha chiuso tra il 1995 e il 2001) di quella delle imprese italiane (8,9% tra il 1995 e il 1999).
Secondo la ricerca "La città multietnica. Implicazioni per lo sviluppo metropolitano del XXI secolo", il peso degli imprenditori etnici in Lombardia (6,4% delle imprese totali), dove gli stranieri residenti rappresentano il 4,7% della popolazione, è destinato ad aumentare in modo consistente.
Una tendenza che deve essere valutata anche in base a quanto accade in altre aree d'Italia. Secondo Tito Boeri, professore associato alla Bocconi e curatore di "Immigrazione e Stato Sociale in Europa", volume di prossima pubblicazione, infatti, sono 184mila gli extracomunitari alla guida di aziende nel nostro paese (+2.39% rispetto al 2000). Vi sono 1200 imprese cinesi del tessile a Prato, 2.000 imprese di ex jusoslavi e maghrebini nel Nord Est specializzate in edilizia e trasporti, 3.000, infine, nei settori ristorazione, legno e alimentazione tra Piemonte e Lombardia.
(25 giugno 2002)
Giovanni Senatore
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