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Il dato
Milano: in 10 anni 30% di giovani in meno, gli immigrati colmano il gap
Stranieri unica risorsa per contrastare il fenomeno
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MILANO - Diminuiscono i giovani milanesi.
Negli ultimi dieci anni i cittadini di età compresa tra i 18 ed i 29 anni sono calati di oltre il 30%. L'unico contrasto al fenomeno arriva dagli stranieri: nella fascia dei 25-29enni stranieri l'aumento in soli due anni è stato del 54%.

A sollevare la questione davanti alle autorità locali ed esperti la Fondazione Ambrosianeum che ieri ha presentato l'annuale "Rapporto sulla città. Milano 2006".

"La contrazione della natalità a Milano - ha spiegato il sociologo Clemente Lanzetti - assume una dimensione più grave se si osserva la fascia di giovani milanesi tra i 18 ed i 24 anni, nell'ultimo decennio dimezzatasi con meno di 69 mila giovani nel 2005 dai quasi 126 mila del 1995. In leggera crescita, invece, la fascia tra i 30 ed i 34 anni passata da 101 mila a 113 mila persone grazie al contributo degli immigrati".
"Sono infatti gli immigrati - ha spiegato il sociologo - gli unici in grado di contrastare una crescita vertiginosa del carico sociale sulle spalle delle nuove generazioni: nel 2005 ogni 100 persone in età lavorativa (dai 21 ai 60 anni) ve ne erano 80 in età non lavorativa".
"Se i giovani - scrive Eugenio Zucchetti nel suo contributo al rapporto - diventano la metà rispetto ad un passato recente, quando dovranno sostituire la popolazione che va in pensione, avranno, per molti anni, un carico sociale rilevante da sopportare".

Il problema giovanile per don Gino Rigoldi, cappellano dell'Istituto penale per minorenni, affonda le sue radici nelle difficoltà delle famiglie milanesi. "Vorrebbero avere dei figli - dice il sacerdote - ma c'è un problema di tempi, risorse e casa. Oltretutto a Milano ci sono periferie poco accoglienti che costringono i giovani a spostarsi in centro per poter trascorrere il loro tempo libero". Ma per il cappellano la questione giovanile, con la crecita del numero degli immigrati, pone anche un'altro problema: quello dell'integrazione e dell'educazione della società civile all'accoglienza.
"Occorre un investimento da parte delll'ente pubblico, Comune e Regione, ma anche della Chiesa e della società civile, che è molto indietro".

(5 luglio 2006)

s.c.