ROMA - Sono arrivati in più di cinquemila in Italia nel 2000, quasi la metà albanesi, per la maggior parte maschi (solo 987 donne), età media 16 anni, moltissimi clandestini, tanti provengono anche da Romania e Moldavia. A spingerli a partire sono spesso i genitori, che li mandano a cercare fortuna, ma anche disperazione, povertà e voglia di avventura. E molti di loro soffrono di problemi psichici: attacchi di panico e disturbi psicosomatici.
E’ questo l’identikit dei minori stranieri non accompagnati in Italia, che emerge da un’indagine realizzata dalla Caritas e presentata nei giorni scorsi in un convegno presso la Biblioteca Cnel a Roma.
I dati illustrati nel corso dell’incontro, dal titolo "Soli per il mondo. L’immigrazione minorile tra problemi e risorse. Risposte possibili a domande difficili",
parlano di 5.090 "trovatelli" immigrati in Italia alla fine del 2000, dei quali 1.083 con permesso di soggiorno per minore età e 4.007 con permesso per affidamento. Due diverse tipologie di permessi, perché nel corso dell’anno è cambiata la legislazione. Tra le città italiane è senza dubbio Roma, con 682 presenze, ad ospitarne di più, seguita da Milano (458), Bari (298), Firenze (253) e Genova (246).
Negli ultimi dieci anni, a Roma, nei Centri di pronto intervento della Caritas sono transitati oltre tremila minori stranieri non accompagnati, provenienti dall’Albania e dai paesi dell’Est Europeo. Alla fine del 2000 dal Paese delle Aquile ne sono arrivati 3019, 411 dal Marocco, 323 dalla Romania.
"Ma i minori non accompagnati - afferma la Caritas - sono ormai una realtà dell’immigrazione in tutte le città italiane, tanto che la maggior parte degli ospiti delle case famiglia e gli istituti per minori sono stranieri".
Quasi tutti i ragazzi, che hanno in media una frequenza scolastica di otto anni ed oltre al permesso di soggiorno chiedono assistenza, ma anche sostegno psicologico (molti di loro mostrano crisi di "cedimento", con disturbi psichici), rifiutano invece in modo deciso il ricongiungimento familiare, quando se ne verifica l’opportunità.
La nuova legge, infatti, prevede questa ipotesi nel caso che il Comitato minori stranieri presso la Presidenza del Consiglio dei ministri decida, dopo un’indagine nel paese di origine, che non vi sono ostacoli al rimpatrio.
"Consapevoli che al compimento della maggiore età non avranno la possibilità di riconvertire il loro permesso di soggiorno con un altro che permetta loro di continuare a studiare o di lavorare - dice la Caritas - preferiscono accettare le conseguenze che lo stato di clandestinità comporta, pur di non tornare dove hanno lasciato disoccupazione e povertà".
Secondo la legge per i minori non accompagnati viene aperta una tutela pubblica e nominato un tutore. E’ possibile, quindi, richiedere il rilascio del permesso di soggiorno per "minore età", la cui scadenza coincide però con il compimento della maggiore età.
"Il loro periodo in Italia nelle case famiglie e negli istituti, con un conseguente percorso di istruzione e formazione professionale, se non è finalizzato all’ottenimento di un permesso di soggiorno una volta raggiunta la maggiore età, è solo un fallimento delle istituzioni e degli operatori", ha detto mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas nel corso del convegno, al quale erano presenti, tra gli altri, l’assessore alle Politiche Sociali di Roma Raffaela Milano, Magda Brienza, presidente del Tribunale dei minori di Roma e Mauro Valeri, del Comitato Minori Stranieri della Presidenza del Consiglio dei Ministri. "Così - ha concluso mons. Di Tora - le nostre case famiglia, invece di aiutare giovani in difficoltà, spesso soli al mondo, rischiano di essere soltanto delle fabbriche di clandestini".
(28 novembre 2001)
Giovanni Senatore