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Medici senza Frontiere
"Troppe barriere per chi chiede asilo"
Un rapporto di MSF sul primo anno di attuazione delle nuove procedure. "La maggior parte dei richiedenti esclusi dall'accoglienza, vivono in condizioni inaccettabili"
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ROMA - Richiedenti asilo e rifugiati, persone in fuga da guerre e persecuzioni, trovano all'arrivo nel nostro paese ostacoli e barriere spesso insormontabili al riconoscimento dei loro diritti: è necessario un profondo ripensamento della procedura d'asilo, anche varando finalmente una legge organica in materia.

Sono le conclusioni del rapporto "Oltre la frontiera: le barriere al riconoscimento del diritto d'asilo in Italia" presentato questa settimana dall'organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) e frutto di un monitoraggio effettuato a un anno dall'entrata in vigore delle nuove norme.

Il lavoro di assistenza sanitaria sia agli sbarchi in Sicilia che negli ambulatori in diverse regioni italiane ha permesso agli operatori di MSF di testimoniare le violazioni relative all'accesso alla procedura di asilo. Con questo studio MSF ha voluto approfondire la realtà dei richiedenti asilo e rifugiati dopo aver già denunciato le condizioni precarie sia all'interno dei Centri di Permanenza Temporanea sia nelle campagne del Sud Italia dove gli stranieri vengono impiegati come lavoratori stagionali. Quanto emerso nel rapporto si basa sul lavoro di assistenza legale effettuato su un campione di circa 900 richiedenti asilo nel corso del 2005.

Secondo l'organizzazione umanitaria, le procedure per il riconoscimento del diritto d'asilo, introdotte il 21 aprile 2005 con l'entrata in vigore del regolamento d'attuazione della Bossi-Fini, hanno aperto nuove ferite all'interno del panorama dei diritti dei richiedenti asilo.

"In questi mesi i nostri volontari presenti agli sbarchi a Lampedusa e in Sicilia hanno osservato: espulsioni e rimpatri forzati verso la Libia e invio nei centri sulla base di criteri arbitrari come l'accertamento sommario della nazionalità o la disponibilità dei posti nelle strutture di destinazione" afferma Angela Oriti, operatrice di MSF. "In base alle testimonianze raccolte il 96% dei richiedenti asilo viene trattenuto in Centri di Identificazione (CdI), spesso oltre i termini previsti dalla legge, e in alcuni casi all'interno di strutture il cui status rimane non definito da disposizioni ministeriali per il trattenimento dei richiedenti asilo, come avviene a Cassibile in provincia di Siracusa".

I Centri di Identificazione sono inoltre strutture chiuse e inaccessibili agli enti di tutela; anche MSF non ha mai avuto accesso ai CdI nonostante abbia presentato più volte formale richiesta. Dai dati raccolti risulta che in molti casi il trattenimento supera di gran lunga i termini previsti per legge (20 giorni). E' il caso del centro "Sant'Anna" di Crotone dove la media registrata è di 58 giorni con punte di tre mesi o "Borgo Mezzanone" a Foggia dove la media è di 42 giorni.

"Con questo rapporto chiediamo con forza che l'Italia, unico paese dell'UE senza una legge organica in materia d'asilo, si adegui finalmente agli standard e agli impegni assunti a livello internazionale" afferma Andrea Accardi, coordinatore dei progetti italiani di MSF. "Riteniamo necessario inoltre superare l'attuale sistema di trattenimento e istituire un programma di accoglienza in grado di rispondere alle esigenze reali del numero effettivo dei richiedenti asilo presenti sul territorio. La maggior parte dei richiedenti asilo sono infatti esclusi dall'attuale sistema di accoglienza e vivono spesso in condizioni inaccettabili".

Dal rapporto di MSF emerge che i richiedenti asilo arrivano soprattutto da paesi dell'Africa Sub-Sahriana ovvero Eritrea, Liberia, Somalia, Etiopia, Costa D'Avorio, Sudan e Togo. Al di fuori dell'Africa i paesi maggiormente rappresentati sono il Pakistan, l'Irak e l'Iran.

Scarica la sintesi del rapporto

(19 maggio 2006)