Flussi 2005
Neocomunitari: 60mila ingressi ancora disponibili!
Presentate finora solo 18mila domande a fronte di 79mila500 quote. Il decreto era sporporzionato (e non serviva una sanatoria per i neocomunitari...)
Volete far entrare in Italia e assumere un lavoratore neocomunitario? Anche presentando oggi la vostra richiesta nominativa, avete ottime possibilità di farcela: gran parte dei 79mila500 ingressi messi in palio all'inizio di febbraio dal decreto flussi 2005 sono ancora disponibili!
La conferma arriva dallo stesso ministro del Welfare Roberto Maroni, che giovedì scorso, facendo il punto sulle richieste nominative inviate alle Dpl ha ammesso che "per i lavoratori neocomunitari c'é stata una scarsa affluenza rispetto alle previsioni". "A fronte di 79.500 quote disponibili - ha detto il ministro - ne sono entrati 18 mila, di cui 11 mila stagionali".
Caso più unico che raro nella programmazione dei flussi d'ingresso, questa volta il ministero del Welfare ha quindi "sballato" per eccesso: per i lavoratori che arrivano da Polonia, Slovenia e dagli altri Paesi entrati nell'Ue lo scorso maggio è stata presentata solo una domanda ogni quattro posti disponibili.
Decreto sproporzionato
Questa tendenza in realtà era già apparsa evidente durante i primi giorni della corsa alla quote. Le Dpl che avevamo contattato nel corso della nostra inchiesta, ci parlavano di centinaia o migliaia di domande per i lavoratori extracomunitari, a fronte di poche decine di richieste riguardanti i loro colleghi neocomunitari.
79mila500 ingressi sembrano sproporzionati anche in relazione al numero di cittadini neocomunitari che già vivono in Italia, meno di 100mila. È difficile credere che si possa cambiare la geografia dell'immigrazione in Italia semplicemente attraverso le quote del decreto flussi, senza intervenire parallelamente anche nei Paesi d' origine ai quali ci si vuole "aprire", magari attivando corsi di formazione professionale in loco e canali privilegiati per il reclutamento di manodopera.
Forse il Ministero del Welfare pensava di indirizzare sulle quote dei neocomunitari almeno le richieste di lavoratori stagionali. Evidentemente l' operazione è fallita, come dimostrano le richieste presentate in questi giorni dalle associazioni di categoria, alle quali Maroni ha promesso di rispondere con un nuovo decreto flussi.
Del resto, come ci spiegavano qualche giorno fa alla Coldiretti, in agricoltura (ma probabilmente anche in altri settori) il paese di provenienza del lavoratore straniero è rilevante. In altre parole, se ad Avezzano le patate le raccolgono da sempre i braccianti marocchini, poco conta che ci siano quote libere per i lavoratori polacchi.
Flussi e regolarizzazione
Nella scarsità di richieste per i lavoratori neocomunitari, si può leggere l'ennesima conferma che il decreto flussi non è altro che una regolarizzazione mascherata, utile a dare un permesso di soggiorno a chi si trova già clandestinamente in Italia e rischia quindi l'espulsione.
Dal primo maggio scorso, i Polacchi e gli altri neocomunitari, anche se non hanno una carta di soggiorno non sono più espellibili. Di fatto, non esistono sanzioni a carico del lavoratore neocomunitario impiegato in nero o senza l'autorizzazione al lavoro ottenuta entrando con i flussi.
Le quote del decreto flussi perdono quindi buona parte del loro appeal.
Lavorare senza contributi e senza tutele per molti è meno grave che aspettare per mesi un'autorizzazione al lavoro, dopo essersi imbarcati nelle procedure farraginose del decreto flussi. Il gioco vale la candela, specialmente per chi vuole rimanere in Italia solo pochi anni, e a maggior ragione se si considera che dall'anno prossimo questi lavoratori potranno essere assunti come tutti i loro colleghi comunitari di lungo corso.
Naturalmente i datori di lavoro che impiegano in nero vanno incontro a sanzioni molto pesanti, ma a giudicare dalle stime sull'economia sommersa in Italia, sono tanti quelli pronti a rischiare.
Tornando all'annuncio di Maroni, i datori di lavoro ancora interessati possono presentare le richieste nominative per neocomunitari utilizzando i moduli predisposti a suo tempo dal Ministero del Lavoro. Ricordiamo che la domanda va spedita alla Dpl competente per raccomandata, sulla quale siano indicati (dalla macchinetta affrancatrice o dall'impiegato di turno) data e ora di spedizione.
In conclusione, chissà se si riusciranno mai ad esaurire questi 79mila500 ingressi. Magari tra qualche mese si deciderà di aprire gli avanzi (scommettiamo che ce ne saranno?) anche ai lavoratori extracomunitari…
(12 aprile 2005)
Elvio Pasca
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