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PADOVA - Gli immigrati fanno sempre più paura agli europei.
È quanto emerge da un'indagine su 7 paesi europei effettuata dalla Fondazione Nord Est, che ha avviato dal 1999 un Osservatorio sull'opinione pubblica in merito al rapporto tra immigrazione e cittadinanza in Europa.

Dall'indagine, diretta da Ilvo Diamanti con la collaborazione di Fabio Bordignon, emerge un dato piuttosto preoccupante: oltre un cittadino europeo su tre (36%) considera gli immigrati una minaccia per l'ordine pubblico, per la sicurezza delle persone e per l'occupazione.
Rispetto al 2000, la percentuale è salita di ben otto punti.
Leggermente inferiore, invece, è la percentuale che ritiene gli immigrati un pericolo per la nostra identità culturale (28%).

La Spagna è il paese in cui la diffidenza è cresciuta più considerevolmente. Se nella scorsa indagine i cittadini spagnoli erano risultati i più sereni nei confronti degli immigrati, oggi tutti gli indici presi i considerazione sono più che raddoppiati, passando dal 14% al 36% per quanto riguarda ordine pubblico e sicurezza, .
Il clima è peggiorato anche in Germania, dove il 41% degli intervistati (oltre 10 punti in più rispetto al 2000!) vede nell'immigrato un pericoloso concorrente sul mercato del lavoro.

E l'Italia?
I dati del Belpaese sono i controtendenza rispetto alla media europea.
Gli indici di preoccupazione nei confronti degli immigrati, che due anni fa erano i più alti della UE, sono scesi tutti. L'equazione "immigrato = criminalità", ad esempio, è scesa di ben sei punti (dal 46 al 40%)
Non c'è però da cantar vittoria: in realtà ci siamo semplicemente allineati sulla media europea.

L'indagine della Fondazione Nord Est traccia anche un'interessante "geografia della fiducia".
I più ben visti sono gli immigrati provenienti da altri paesi dell'Unione europea: quasi il 77% degli intervistati ha dichiarato di provare molta o abbastanza fiducia nei loro confronti, e una percentuale simile (76%) si registra per le persone che provengono dagli Stati Uniti.
In fondo alla lista, invece, gli arabi, guardati con favore solo dal 37,(% dei cittadini europei. Sebbene non si disponga dei dati del 2000, è presumibile che la situazione internazionale abbia influenzato di molto questo atteggiamento.
Anche chi viene dai Balcani gode di scarsa fiducia (45%), specialmente in Italia (41%), dove però la fiducia sembra aumentare, e Spagna (42%)
La soglia del 50% è superata invece dagli immigrati provenienti dal terzo Mondo (57%) e dai paesi dell'Est europeo (56%). Al 49% si attestano infine le persone che provengono dall'ex Unione Sovietica.

Rispetto al 2000 è scesa poi la disponibilità degli europei nella concessione dei diritti di cittadinanza.
La percentuale di chi ritiene che gli immigrati regolari possano votare alle amministrative è del 67,5%, tre punti in meno rispetto alla precedente rilevazione.
Sul diritto di voto gli europei sembrano essere diventati piuttosto "protezionisti", è aumentata infatti la percentuale di coloro che lo concederebbero solo a chi proviene dall'UE (18.8%).

Anche l'allargamento dell'UE non convnce gli europei : solo il 29% lo considera necessario e vantaggioso.
Per il 31% degli europei (maggioranza relativa) creerà più problemi che vantaggi.
Anche su questo tema l'apertura degli Italiani sembra in crescita: i favorevoli all'allargamento sono passati dal 31,2% al 38,6%.

L'indagine ha infine cercato di chiarire l'atteggiamento riguardo alla distribuzione delle competenze nella gestione dei flussi migratori.
Non c'è, su questo tema, una posizione prevalente: il 34% vorrebbe aumentare i poteri dell'UE, il 29,3% diminuirli.
I più gelosi delle competenze nazionali sembrano essere francesi (il 39,5% ridimensionerebbe i poteri della Ue) e i tedeschi (35,1%). Su una posizione opposta, invece, i paesi più "latini": il 44% degli spagnoli e addirittura il 55% degli italiani sono favorevoli ad aumentare le competenze dell'Unione.

Scarica i risultati dell'indagine

(23 marzo 2002)

Elvio Pasca