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ROMA – Immigrati e impresa: un binomio in crescita. Sono sempre di più, infatti, gli extracomunitari che mettono su un’azienda in Italia. La maggior parte dei nuovi manager stranieri è concentrata nelle regioni del Nordovest, con il record in Liguria e punte significative in Piemonte e in Lombardia, dove sono le donne, orientali soprattutto, a detenere il primato.
Ma anche il sud Italia si difende, con alcuni casi-modello, ad esempio, in Puglia, nel settore della produzione di mobili. Un fenomeno che riguarda tutta la Penisola.
Partendo da Torino, dunque, la maggior parte degli imprenditori extracomunitari della città della Mole e della provincia risulta essere di origine marocchina. Una statistica delle Camere di Commercio, riportata dal "Sole 24 Ore - Nordovest", ha infatti accertato che sono quasi 8mila le aziende (su 216 mila, pari al 3,66%), a Torino, dirette da cittadini dello stato nordafricano. Mentre ad Alessandria e Vercelli, l'immigrazione marocchina ha addirittura soppiantato quella storica francese (che resta la prima per quantità con 2.511 presenze nel Nordovest, su un totale di 20mila titolari stranieri).
Spetta comunque ad Imperia, in Liguria, il record di imprenditori extracomunitari: il 6,42% delle aziende non è a gestione italiana. Situazione invece completamente opposta a Cuneo, che con appena il 2% è il fanalino di coda dell’immigrazione d’impresa.
E’ all’insegna del "rosa", invece, il new deal degli extracomunitari in Lombardia. Secondo la Camera di Commercio a Milano le imprese individuali intestate a cittadini stranieri (+19,4% in un anno), toccano, tra capoluogo e provincia, le 8.247 unità, pari al 5% del totale. E tra le protagoniste ci sarebbero proprio le donne, soprattutto quelle giapponesi, che gestiscono oltre il 38% delle imprese gestite da cittadini del Sol Levante.
In buona posizione anche le donne filippine, che gestiscono il 36% delle imprese intestate a connazionali, e le cinesi (35%) in una Milano abitata ormai da oltre 176mila stranieri (+17% in un anno), e in cui gli immigrati che provengono dal sud del mondo rappresentano l'82% del totale, con un tasso di crescita annua del 20%.
Le nuove imprese sono per lo più giovani, con il 63,1% nato nel corso dell'ultimo decennio e il 24,3% nel corso del 2000. La crescita più forte rispetto al 1999 è avvenuta nella comunità ecuadoriana (+110%), seguita da quella nigeriana (+75%), albanese (+56,5%) e marocchina (+52,9%).
Tra i settori favoriti, il commercio (29,3%), l'edilizia (18,2%), quello manifatturiero (16,4%) e i trasporti (7,2%). Da segnalare che nelle attività immobiliari, di noleggio e nell'informatica, sono attive a Milano 1.400 imprese straniere, pari al 16,1% del totale.
Le tre comunità straniere che registrano la più alta concentrazione di imprese a Milano sono la cinese (1.471 imprese; +23,3% in un anno), l'egiziana (1.379 imprese; +19,6%) e la marocchina (497; +52,9%). Il più elevato tasso di imprenditorialità si ha invece nella comunità libica (48,1%, quasi un cittadino su due dei residenti a Milano è imprenditore), seguita da quella argentina (29,4%) e da quella cinese (13,6%). E tra chi ha scelto la strada del lavoro dipendente (+16,2%, da 20.064 a 23.320 in un anno), il 47% è stato assunto con un contratto a tempo determinato (+264,2% rispetto all'anno scorso), il 28,7% con un contratto a tempo pieno o indeterminato (+72,3%), il 21,3% con un contratto part-time (+36,6%). Il 74% degli addetti indossa la tuta dell'operaio generico (+101%), il 17,2% invece è assunto come operaio specializzato (+243,7%).
Ma il boom di imprese create da extra-Ue, non mette in ombra lo sviluppo di attività lavorative in altri settori. In primo luogo in quello dell’agricoltura, per il quale gli stranieri rappresentano in Italia una risorsa insostituibile. In base ai dati della Coldiretti, infatti, quasi un lavoratore agricolo su 10 è extracomunitario. La presenza di immigrati impegnati nelle campagne italiane nella raccolta di diversi prodotti è cresciuta in modo continuo: nel 2000 (8%), gli operai extracomunitari stagionali sono stati 65mila (+20% rispetto ai 54.550 del '99, pari al 6,7% del totale a tempo determinato) ed un analogo trend di crescita dovrebbe essere confermato per il 2001 (9%), che dovrebbe chiudersi a quote 80mila, con punte massime nel periodo giugno-settembre.
Gli extracomunitari, secondo la Coldiretti, sono una componente determinante, ad esempio, nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, del tabacco in Umbria e Toscana, dell'ortofrutta in Puglia e dell'allevamento in Lombardia. Nella raccolta della frutta, degli ortaggi e del vino gli extracomunitari impiegati provengono soprattutto dai paesi dell'est, mentre nell'attività dell'allevamento sono indiani.
Nel 1999 gli extracomunitari assunti a tempo indeterminato erano 7.545 (8,1% del totale a tempo determinato), 8.000 (8,5%) nel 2000 e 9.000 (9,2%) nel 2001.
Gli extracomunitari trovano impiego soprattutto nel settore delle colture arboree (53,8%), in quelle ortive (17,7%) ed in quelle industriali (11,2%).
Tutto questo, mentre una statistica della Confartigiano definisce l’identikit dell’immigrato medio e lo individua come muratore: età compresa tra i 20 e i 40 anni, nordafricano o dell'Europa dell'Est il più delle volte con un lavoro subordinato nel settore edile o metalmeccanico.
Secondo la ricerca sono quasi 31.500 le imprese artigiane guidate da cittadini extracomunitari e iscritte agli Albi delle Camere di Commercio, pari a circa un quarto delle 121mila aziende gestite in Italia da lavoratori provenienti da Paesi extra Ue (facendo segnare un incremento medio annuo, dal '95 al 2000, del 28%).
La palma di regione con un numero maggiore di aziende guidate da cittadini extracomunitari va alla Lombardia, a quota 6.276, seguita dall'Emilia Romagna (4.800), Toscana (4.058), Veneto (3.350) e Piemonte (3.084). Ultime in classifica Valle d'Aosta (con 55 imprese in tutto) e Basilicata (81).
Settore leader, in tutte le regioni italiane, il comparto costruzioni (edilizia e installazione impianti), con 12.157 imprese, con una percentuale di imprese extracomunitarie del 38,6%. Segue poi a ruota il tessile-abbigliamento e la lavorazione del pellame, soprattutto in Toscana ed Emilia Romagna, regioni 'guidate' soprattutto, a livello di etnia di provenienza, dalle comunità cinesi (per il 12,3%), da quelle albanesi (8%) e dai tunisini (7,7%). Sotto il profilo delle qualifiche lo studio della Confartigianato mette al primo posto quella di operaio (per l'86,9% dei casi), seguita da quella di impiegato (7,8%), titolari di azienda (3,2%), soci lavoratori (1,7%) e dirigenti (0,4%).
Il settore delle costruzioni, rivela lo studio della Confartigianato, è riservato per quasi l'80% ad immigrati provenienti dall'Albania, (16,6%), seguiti da quelli tunisini (12%) e marocchini (10,7%). Nelle aziende di trasporto prevale invece la presenza di addetti marocchini, seguiti a ruota da quelli argentini e tunisini.
All'alto numero di nuove imprese extracomunitarie nate nel corso degli ultimi anni si oppone, sottolinea lo studio, un altrettanto elevato tasso di mortalità: infatti circa il 67% degli imprenditori cessa la propria attività entro i primi 3 anni di vita. L'età media degli imprenditori artigiani, informa da ultimo lo studio, si attesta intorno ai 31-35 anni per le donne e ai 40 per gli uomini. | |
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