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ROMA - Ha raggiunto quota 73mila miliardi di lire nell’anno 2000, il contributo dei lavoratori stranieri in Italia al Prodotto interno lordo nazionale (Pil). Il dato, emerso da una ricerca intitolata "Immigrazione e sviluppo", a cura dell’Associazione "Nessun luogo è lontano", è confortato dalla previsione di un incremento compreso tra il 4,2 e il 4,3 per cento nell’anno 2001.
Una soglia superiore al 3,7 per cento registrato l’anno passato e ben al di sopra dell’1,5-1,8 per cento stimato nel 1997, in base ad una ricerca svolta su dati riferiti al 1995.
In cinque anni, dunque, secondo l’autrice dello studio, Monia Brufola, il contributo degli immigrati alla creazione di ricchezza nazionale è quasi raddoppiato, mentre la loro incidenza sulla popolazione residente è cresciuta con minore intensità: nel 1995 gli immigrati erano l’1,7 per cento della popolazione italiana e nel 2000 il 2,9 per cento.
Una radiografia che appare comunque maggiormente definita se vista alla luce dei più recenti dati Istat.
L’ultimo rapporto dell’Istituto di Statistica nazionale, basato sulle registrazioni anagrafiche dei comuni italiani, rivela infatti che gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2001 erano 1.464.589 (792.591 maschi e 671.998 femmine), con un aumento di 194.036 unità (15,3 per cento), rispetto al 1° gennaio del 2000.
L’incremento nel corso dell’anno 2000 è stato superiore a quello registrato nell’anno precedente, pari al 13,8 per cento. Ai normali flussi di ingresso, si sono aggiunti i regolarizzati con il provvedimento del 16 ottobre 1998 e non ancora iscritti in anagrafe.
Tornando alla ricerca "Immigrazione e sviluppo", illustrata nell’ambito del 4° Meeting internazionale sull’integrazione di Frascati, quest’ultima dimostra che gli immigrati producono molte più risorse di quante ne consumino.
Elaborando i dati della Banca d’Italia e del Cnel sul prodotto interno lordo italiano (nel 2000 pari a 1.951.239 miliardi) è emerso, nel dettaglio, che il contributo dei lavoratori stranieri dipendenti (compresi gli immigrati non regolarizzati) alla creazione di ricchezza per il nostro paese sia pari a 65mila miliardi (3,3 per cento del Pil) e quello dei lavoratori stranieri autonomi a 8mila miliardi, due valori che sommati danno un totale di 73.000 miliardi, corrispondente al 3,7 per cento del Pil nazionale.
L’analisi e le previsioni realizzate dallo studio dell’Associazione "Nessun luogo è lontano" rendono ottimista anche l’Inps.
"Il fenomeno della immigrazione è una risorsa di cui l'Italia non può fare a meno - ha affermato infatti il direttore generale Fabio Trizzino - contribuisce a far crescere significativamente la ricchezza del Paese e aiuta le casse previdenziali dell’Inps: già oggi i lavoratori stranieri in Italia versano un contributo di 3.500 miliardi l'anno e secondo le stime dell'Inps, all'attuale tasso di crescita del fenomeno, avremo dagli immigrati un saldo attivo di 130mila miliardi tra entrate per contribuiti e uscite per prestazioni".
Trizzino ha ricordato che l'Istituto previdenziale è pronto a finanziare una banca dati automatizzata per collegare domanda e offerta di lavoro extracomunitario. Del milione di stranieri con permesso di soggiorno in Italia, ha aggiunto il direttore generale, l'Inps ne conta soltanto 500mila nei propri archivi. Colpa della "frammentazione dei centri gestionali, dell'incapacità a governare il fenomeno, dell'anomalia del nostro Paese che riguarda sia la manodopera straniera che quella italiana, con cui fare i conti perchè l'Italia non può permettersi che vi sia il 25 per cento di ricchezza nascosta".
Trizzino ha giudicato inoltre "con molto favore la possibilità di estendere l'iniziativa per l'emersione presentata dal nuovo Governo anche al lavoro extracomunitario perchè questo dà un contributo a ridurre la clandestinità", che a volte è "solo formale perchè ci sono numerosi lavoratori extracomunitari che lavorano regolarmente ma non avendo permesso di soggiorno non possono essere iscritti. Mi sembra che sia interesse di tutti che questa anomalia, formale non sostanziale - ha concluso - venga sanata".
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