I commenti
Il centrodestra sul piede di guerra: la Bossi-Fini non si cambia
Bossi: "Faremo un referendum sulla cittadinanza se verrà approvata la legge"
ROMA - Le ultime proposte del governo in tema di immigrazione hanno suscitato vivaci polemiche in seno all'opposizione.
Le possibilità sempre più concrete di un futuro smantellamento della Bossi-Fini preoccupano i politici di centrodestra, che sono pronti ad attuare una battaglia (politica) che avrà luogo alla ripresa dell'attività parlamentare. Intanto, ecco gli ultimi commenti.
"Faremo un referendum se verrà approvata la legge che abbrevia i tempi per la concessione della cittadinanza agli immigrati, e sicuramente gli italiani la abrogheranno" - ha commentato ieri sera Umberto Bossi a Pontida. La sinistra "vuole questa legge solo per avere i voti degli immigrati", ha spiegato il senatur che, rincarando la dose, ha fatto riferimento anche ai pericoli del terrorismo, e ricordando gli attentati sugli aerei sventati in Inghilterra ha detto: "volevano far saltare degli aerei, ed erano tutti ragazzi inglesi. La via europea all'integrazione è sbagliata". "Pensare che solo per il fatto di diventare italiani gli extracomunitari diventerebbero buoni è sbagliato. Anche in Italia, invece, rimangono delle persone con la loro storia e le loro radici".
Sulla stessa linea Francesco Storace (An) secondo il quale se "sono vere le cronache dell'orrore di Brescia c'é un motivo in più per ripensare le norme sulla cittadinanza".
E' inaccettabile - ha spiegato Storace - considerare possibili nostri connazionali autentici mostri per i quali l'unica legge che vale si chiama Sharia. Ripudiare ogni forma di fondamentalismo deve essere la precondizione per chi vuole definirsi italiano". "Per una maglietta di Calderoli - ha sottolineato - si scatenò il finimondo ed ora scopriamo che l'estremismo religioso è in casa nostra".
"Quanto accaduto a Brescia dimostra che l'integrazione degli immigrati non passa attraverso gli anni di residenza né demagogici esami a cui si pensa. Per giungere ad una vera integrazione occorre aspettare la seconda generazione di stranieri, nata e cresciuta in Italia secondo il nostro modello di civiltà". Secondo Italo Bocchino, capogruppo di An in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, alla ripresa dei lavori in commissione sarà valutata la proposta del governo con responsabilità, ma i fatti registrati in questi giorni "ci fanno pensare che le modifiche all'attuale legge fanno sì fatte, ma in senso restrittivo".
"Possiamo anche ridurre da dieci a otto o sette gli anni il periodo di residenza per chiedere la cittadinanza - ha detto Bocchino - ma dobbiamo poi sottoporre i richiedenti a severi esami ed avere il coraggio di rifiutarla a chi ritiene che sia da considerarsi infedele la figlia che si fidanza con un ragazzo di religione non musulmana".
(16 agosto 2006)
Stefano Camilloni