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Dal governo
Immigrati e pensioni: ritocchi in vista
L'impegno nel protocollo presentato ieri. Più convenzioni internazionali e nuove norme
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ROMA - Il "Protocollo su previdenza, lavoro e competitività per l'equità e la crescita sostenibili" presentato ieri dal governo alle Parti sociali parla anche delle pensioni dei lavoratori stranieri, proponendo di migliorare la situazione stringendo nuovi accordi con i Paesi d'origine e modificando il testo unico sull'immigrazione.

Il testo, che illustra in 23 pagine le priorità dell'agenda dell'esecutivo, parla di "Interventi previdenziali per i lavoratori immigrati extracomunitari". "Il Governo - spiega - si impegna a verificare la possibilità di intervenire, nel rispetto delle compatibilità finanziarie, sul regime pensionistico-previdenziale dei lavoratori immigrati extracomunitari, in primo luogo attraverso l'ampliamento del ricorso a specifici regimi convenzionali con i Paesi di provenienza, e in subordine sul piano normativo".

Le convenzioni bilaterali sono particolarmente utili per chi ha lavorato in più Paesi ma in nessuno di questi ha maturato i requisiti per la pensione, dal momento che danno la possibilità di sommare i vari pezzi di contribuzione. Indipendentemente da queste convenzioni, oggi il Testo Unico prevede che, in caso di rimpatrio, il lavoratore straniero conservi i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati in Italia, ma possa goderne solo dopo aver compiuto 65 anni. Prima delle modifiche introdotte dalla Bossi-Fini, il lavoratore poteva invece riscattare i contributi versati in italia una volta tornato nel suo Paese, qualunque fosse la sua età.

Secondo un rapporto pubblicato qualche giorno fa, al 1° gennaio 2006 l'INPS pagava pensioni di vecchiaia o anzianità a 112mila cittadini nati all'estero.

(24 luglio 2007)

Elvio Pasca