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RIMINI - E' stata raggiunta un'intesa tra gli oltre 200 marinai tunisini di Rimini e gli armatori della flotta peschereccia della capitale italiana del turismo. Al centro della vertenza che aveva rischiato di provocare un clamoroso sciopero della marineria nordafricana, che rappresenta l'80 per cento della forza lavoro in attività sui motopesca di Rimini, c'erano il problema abitativo, quello della divisione del ricavato in base al prodotto catturato nelle reti e quello relativo al numero di pescatori stranieri imbarcabili.
Lavoratori tunisini, sindacati, rappresentanti delle cooperative "Lavoratori del mare" e "La Bussola" e del consorzio "Linea Azzurra", alla fine sono giunti ad un accordo ed è stato siglato un verbale d'intesa sui punti all'ordine del giorno.
Primo fra tutti, quello relativo all'abitazione: pescatori e sindacati hanno chiesto alle società armatrici di farsi garanti dei loro dipendenti extracomunitari nei confronti di chi affitta abitazioni e di partecipare al progetto provinciale "Alloggi per i lavoratori non residenti", comunicando al presidente della Provincia eventuali disponibilità abitative.
Altro argomento scottante, le cosiddette tabelle di armamento: ai proprietari dei pescherecci è stato chiesto l'impegno a modificare l'articolo 318 del Codice della navigazione, secondo il quale il numero di lavoratori stranieri per imbarcazione non può superare il 50 per cento del totale.
Infine, lo "scoglio" delle quote di pescato spettante all'equipaggio. I pescatori tunisini chiedono una comunicazione più trasparente sull'attività delle barche e la revisione delle percentuali. L'obiettivo comune sarà quindi quello di avviare un confronto che porti a prevedere un delegato per ogni imbarcazione e comunicazioni scritte a ciascun equipaggio.
"Abbiamo ottenuto un buon accordo - spiega il presidente della comunità tunisina Ben Alì Noceur in una dichiarazione rilasciata al quotidiano Il Corriere Romagna - ma adesso ci attendiamo passi concreti, altrimenti siamo pronti a riprendere lo sciopero sospeso". Già a fine febbraio la protesta era stata evitata grazie ad un documento con il quale le due parti avevano dichiarato un comune impegno ad affrontare i problemi sul tappeto.
Sulla casa i rappresentanti delle cooperative della pesca si erano dichiarati pronti ad appoggiare le richieste dei loro lavoratori extracomunitari, a fare pressioni sulle amministrazioni provinciale e comunale perchè adottassero iniziative che mettessero i braccianti della pesca in condizione di acquistare o affittare casa.
Maggiori complicazioni, invece, la trattativa aveva incontrato per quanto riguarda la richiesta che gli armatori si facessero garanti dei lavoratori extracomunitari nei confronti di proprietari locali per l'affitto e l'acquisto di alloggi. Ma anche sul metodo con cui il ricavato del pescato viene diviso fra proprietà della barca e lavoratori, il cosiddetto "sistema alla parte", c'era controversia.
Il problema abitativo deve comunque fare i conti con la realtà immobiliare di Rimini, dove trovare una casa pare risulti difficile anche agli stessi riminesi.
I 200 operatori della pesca tunisini, infine, avanzano alcune istanze anche in tema di assicurazioni e previdenza.
In particolare, nel corso del negoziato gli armatori dovranno valutare la richiesta dei pescatori che oltre all'Ipsema (l'Inps della pesca) venga garantita loro anche un'ulteriore copertura assicurativa. Le cooperative da parte loro hanno risposto positivamente, in linea generale, ma a condizione che a pagarla siano entrambe le parti, in percentuali da definire.
(5 aprile 2002)
g.s.
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