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Settantamila miliardi all'anno, ovvero il 3,2% del Pil. A tanto ammonta la ricchezza annualmente prodotta dagli 800 mila extracomunitari che lavorano in Italia e che hanno un monte retributivo di circa 18.000 miliardi. Se si considerano gli ultimi 5 anni, l'apporto si è aggirato intorno ai 320 mila miliardi. Ma se i 530.000 cittadini stranieri 'in nero' avessero avuto un regolare contratto di lavoro e fossero usciti dalla clandestinità, il gettito contributivo in quest'ultimo anno sarebbe stato di 5.300 miliardi, mentre negli ultimi cinque anni sarebbe stato di circa 25.000. Il lavoro nero degli immigrati riguarda sostanzialmente il settore dell'agricoltura (38%) e dei servizi (62%). I dati, che mostrano lo sviluppo della ricchezza italiana a partire dal lavoro dei cittadini stranieri provenienti dai paesi più poveri, sono stati forniti dall'Osservatorio Ares 2000 che ha effettuato uno studio sulla produttività e i costi sociali dell'immigrazione in Italia. Il rapporto dell' Ares evidenzia inoltre che i titolari del permesso di soggiorno sono circa 1,2 milioni e che, all'inizio del 2000, poco meno di 700 mila risultavano titolari di permesso di soggiorno per lavoro. Sulla base di questi dati è possibile anche ipotizzare il numero dei cittadini stranieri che troveranno impiego in Italia. Tenendo presente il ritardo amministrativo nelle registrazioni, si può prevedere una cifra intorno agli 800 mila lavoratori migranti effettivamente impiegati, di cui 90% dipendenti. Gli iscritti all'Inps sono risultati più di 380 mila, di cui solo al 70% vengono effettivamente pagati i contributi. Il rapporto dell'Ares, affiancato anche da un sondaggio sul lavoro irregolare, trae una serie di conclusioni in merito alla situazione lavorativa dei cittadini stranieri: ''non e' irrealistico - si legge nel rapporto - valutare intorno ai 530 mila i lavoratori migranti impiegati in nero, di cui quasi l'80% con rapporto totalmente non denunciato''. Gli infortuni sul lavoro costituiscono un altro degli indicatori presi in considerazione dal rapporto: negli ultimi cinque anni sono oltre 160.000 i lavoratori extracomunitari che hanno subito infortuni sul lavoro, ma questa stima è sicuramente inferiore al numero loro effettivo considerando che, quando il lavoro è irregolare, gli infortuni non vengono mai denunciati. Dato che il lavoro irregolare è notevolmente diffuso fra i cittadini stranieri, è ragionevole immaginare che la reale cifra di infortuni sul lavoro negli ultimi cinque anni si aggiri attorno ai 300.000. Quanto poi alle rimesse complessive effettuate tra il 1996 e il 2000 dai lavoratori extracomunitari, queste sono approssimativamente stimate attorno ai 5000 miliardi, mentre la spesa per casa e alloggi è stata calcolata attorno ai 12.000 miliardi. Una intera sezione del rapporto è infine dedicata a una mappa delle occupazioni dei cittadini stranieri in Italia, divisi per settore occupazionale e area geografica di provenienza: Agricoltura: il settore primario conta 30-40 mila addetti, in prevalenza nordafricani ed provenienti dall'Europa dell'est; Industria: gli iscritti all'Inps del settore secondario sono 170.000, di cui 41% africani e 38% europei, inseriti nel commercio (28,5%), nella meccanica (24%), nell'edilizia (12%) e nella chimica (10%); Lavoro domestico: sono oltre 100.000 gli assicurati Inps. Si tratta in prevalenza di asiatici e per tre quarti di donne. Le colf rappresentano il 50% della manodopera straniera. Ma più del 64% delle collaboratrici domestiche filippine intervistate ha la laurea o comunque una istruzione di livello universitario; Lavoro autonomo: secondo il ministero dell'Interno, i lavoratori stranieri autonomi sarebbero circa 50.000, ma soltanto 4.000 risultano assicurati all'Inps. La mappa geografica fornita dal rapporto segnala inoltre che Milano, con i suoi 14.500 operai stranieri, figura tra le dieci province con più immigrati occupati nelle imprese. La segue Vicenza (10.800 lavotori extracomunitari), Brescia (10.000), Roma (6.000), Bologna (5.700), Modena (5.100), Treviso (5.600), Bergamo (5.000), Verona (4.400), Torino (4.000). Di particolare interesse il fatto che in Veneto in sei anni l'occupazione immigrata è più che raddoppiata. Un analogo fenomeno ha riguardato anche il Trentino, che ha conosciuto un incremento prossimo al 100% e da' lavoro ad un numero di immigrati piu' alto rispetto a regioni a maggiore densità di popolazione. L'incremento del Friuli supera il 65%. Da questi dati il rapporto dell'Ares ha tratto la considerazione finale che "vi e' dunque una stretta relazione tra lo spostamento verso nord-est del ruolo di locomotiva del sistema produttivo italiano e l'utilizzo di lavoro immigrato''.
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