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L'emergenza
Pisanu lancia l'allarme clandestini dalla Libia

Ieri l'incontro con Gheddafi. Occorrono più aiuti dall'Unione Europea
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ROMA - C' è una "nuova emergenza immigrazione" che interessa la Libia e, di conseguenza, l'Italia, Paese di prima destinazione per le migliaia di migranti africani che attraversano il Mediterraneo.

L'allarme è stato lanciato ieri dal leader libico Muammar Gheddafi e dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che si sono incontrati a Sirte per fare il punto della situazione sul piano bilaterale di contrasto ai traffici di clandestini.

La crescita dell'ondata migratoria verso i confini italiani si era già fatta sentire negli ultimi due mesi del 2005, quando il numero dei clandestini sbarcati sulle coste siciliane risultò raddoppiato rispetto all'anno precedente. Gli arrivi sono poi proseguiti a ritmo sostenuto anche in questi primi giorni del 2006. Pisanu è così volato in Libia per affrontare il fenomeno.

Il ministro dell'Interno italiano e Gheddafi hanno espresso "vive preoccupazioni" per l'emergenza immigrazione, in crescita anche a causa di un nuovo fronte che si è aperto ultimamente, quello del Marocco. Infatti, viene sottolineato, "ai flussi tradizionali che entrano in Libia attraverso i confini sud e orientali del Paese, se ne sono aggiunti altri provenienti dal Marocco". Tra novembre e dicembre, così, i clandestini arrivati in Italia dal Marocco sono diventati il 32,4% del totale, mentre l'anno precedente erano solo il 2,4%. Un "boom" da attribuirsi al rafforzamento delle barriere a difesa dei confini spagnoli, in particolare delle due città spagnole in territorio marocchino, Ceuta e Melilla.

Ciò fa sì che i flussi dal Paese nordafricano si spostano verso l' Italia, attraverso la Libia, che si trova, con scarsi mezzi, a dover vigilare su migliaia di chilometri di frontiere desertiche. E a gestire i traffici, nota il ministero dell'Interno, sono "organizzazioni criminali diventate sempre più spietate", che non hanno "alcuna considerazione per il numero di clandestini che perdono la vita nell'attraversare il deserto libico o le acque del Mediterraneo".

Pisanu e Gheddafi hanno quindi esaminato lo stato degli sforzi congiunti del piano bilaterale Italia-Libia, che ha dato buoni risultati in direzione del contenimento del flusso di clandestini diretto verso l'Europa: in poco più di un anno oltre 40.000 migranti clandestini sono stati bloccati in Libia e centinaia di trafficanti sono stati arrestati. Ma ciò non basta. Il ministro italiano e il leader libico sono infatti convinti che "la collaborazione sul piano bilaterale deve essere integrata da un più esteso coinvolgimento dell'Africa e dell'Europa ed in particolar modo dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo".

Gheddafi ha voluto inoltre sottolineare "il ruolo che il ministro Pisanu ha svolto sia per intensificare la collaborazione italo-libica sia per promuovere in sede comunitaria quel piano di azione euro-libico in materia migratoria che oggi figura tra le priorità stabilite dal Consiglio europeo di Bruxelles del 15-16 dicembre 2005". Il leader libico e il ministro dell'Interno italiano hanno infine auspicato "lo sviluppo di programmi concreti tra i Paesi di origine, di transito e di destinazione dei flussi migratori, con lo scopo di favorire l' immigrazione regolare, contrastare l' immigrazione clandestina e combattere le organizzazioni criminali".

L'allarme-clandestini è stato segnalato anche dal presidente della commissione Schengen Alberto di Luca, che si trova a Varsavia proprio per sottoporre il 'caso Libia' ai responsabili della Frontex, l'agenzia di controllo delle frontiere europee. L'Unione europea, ha spiegato di Luca, "deve aiutare il Paese nordafricano fornendo i mezzi necessari per contrastare questo massiccio arrivo di immigrati clandestini".

(18 gennaio 2006)