Mestre
Tamara, la bidella leader delle ucraine
La signora Pozdnyakova guida l'associazione "Ucraina più". "Quando sono arrivata in Italia pensavo di restarci poco, ma ormai sono qui da quattro anni".
(ASI) - 22 febbraio 2007 - VENEZIA - "Mi chiamavano mani d'oro in Ucraina. Avevo un atelier dove disegnavo e realizzavo tutti i tipi di indumenti. Poi, con l'apertura del mercato è arrivata la concorrenza. Le tasse sono aumentate. Ho dovuto chiudere bottega e sono emigrata in Italia".
Tamara Pozdnyakova, 45 anni, arriva a Mestre nel 2002. Sola. I tre figli restano a casa affidati alle cure dei nonni. Gli inizi sono difficili. Il periodo da clandestina è brevissimo, ma la tappa "obbligatoria" come badante è particolarmente infelice.
"Mi sono regolarizzata subito. Ho iniziato a lavorare in una ditta di pulizie, poi ho cambiato. Anch'io, come quasi tutte le mie connazionali, ho fatto la badante. Io però ho resistito solo sette mesi. A differenza di tante altre amiche più fortunate, mi è toccata in sorte una signora anziana che mi trattava come una schiava. E sono andata via". La brutta esperienza spinge Tamara a creare a Mestre un'associazione per difendere i diritti delle donne ucraine.
L'associazione si chiama "Ucraina più". E' diventata un punto di riferimento con il suo coro "Dolya" (destino in ucraino, ndr - un ensemble canoro che si esibisce ogni settimana in giro per i paesini del Veneto), il suo sportello informativo, il suo giornale interno, il suo programma radiofonico un'ora alla settimana sulla frequenze di radio Sherwood, il corso di italiano, la scuola di lingua, storia e letteratura ucraina per i figli delle donne immigrate. Tra un mercatino di solidarietà da organizzare e un laboratorio di ricamo e artigianato ucraino per gli italiani da mettere a punto, Tamara lavora ora come bidella in un centro di formazione edile. E trova anche il tempo per dedicare tre ore allo sportello per stranieri dell'Anolf-Cisl dove fa la volontaria.
"Quando sono arrivata in Italia pensavo di restarci solo per qualche anno, ma ho cambiato presto idea. Nell'estate 2005 mi hanno raggiunto i miei tre figli. Il più piccolo studia, le due ragazze grandi hanno aperto un negozio di prodotti alimentari ucraini, ma prima o poi penso di tornare in Ucraina".
(22 febbraio 2007)
Andrea Gagliardi