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Bruxelles - Rischia di arrivare come benzina sul fuoco della campagna elettorale, la direttiva che si accinge a proporre la Commissione Ue. Previste da tempo, le nuove "norme di minima" in Europa per l'accoglienza di chi chiede asilo politico saranno certo nei prossimi anni il terreno di un delicato confronto fra governi dell'Unione. Da subito, invece, possono diventare uno di quegli argomenti concreti su cui il presidente Carlo Azeglio Ciampi vorrebbe assistere ad un confronto meno confuso fra Polo e Ulivo. Ecco quali sono le grandi linee della nuova proposta legislativa avanzata dalla squadra di Romano Prodi. La direttiva, messa in cantiere fin dal 1999, punta in primo luogo a garantire condizioni dignitose di accoglienza per chi cerca asilo politico in un Paese dell'Unione. Ciò naturalmente include un'intera gamma di diritti considerati acquisiti per noi stessi: accesso ai documenti pubblici, alle informazioni necessarie all'organizzazione della propria vita, la garanzia di una casa, del cibo, della riunificazione delle famiglie, dell'educazione dei piccoli, dell'assistenza sanitaria. Naturalmente, le proposte di Prodi prevedono anche dispositivi per assicurare che chi cerca asilo dalle condizioni insopportabili del proprio Paese di origine non abusi della tutela offertagli. Ma approvare una direttiva Ue su questo, se mai i governi ci arriveranno malgrado i veti sopravvissuti alla battaglia di Nizza in dicembre, significa incidere a fondo nel rapporto fra ciascuna società nazionale e i suoi immigrati. Chi non ne rispetta i diritti, sarà esposto alla censura degli altri soci del club europeo come un tempo accadeva solo in materia di concorrenza o conti pubblici. Tutto ciò è a suo modo rivoluzionario. Lo è soprattutto se si pensa che la stessa direttiva tiene conto di fattori a un tempo estranei al controllo diretto dei governi, ma sensibilissimi per esempio per la Lega Nord. Fra le "norme di minima" da rispettare, è indicata "l'attitudine generale dell'opinione pubblica" verso chi chiede asilo o "la percezione politica e sociale" del problema. La proposta non impone obblighi dettagliati sugli Stati membri dell'Ue". Tuttavia, "fissa obiettivi da perseguire" per far sì che "l'opinione pubblica sia consapevole dell'importanza del diritto d'asilo" e per "promuovere relazioni armoniche fra le comunità locali e i centri di accoglienza". Su tutto questo, se la proposta di direttiva diverrà legge, i governi dovranno rispondere in futuro a Bruxelles e ai loro pari dell'Ue.
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