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Allargamento.
I Quindici "litigano"
sui contributi
ai contadini dell'Est
ROMA - La nuova Unione Europea, allargata ai paesi dell'Est, rischia di scivolare sui contributi diretti ai contadini dei paesi dell'ex blocco sovietico. Il no di Germania, Svezia, Olanda e Regno Unito aleggia come una nube nera sul futuro della nuova comunità politica del Continente.
Per adesso il nodo dei finanziamenti all'agricoltura è stato rinviato. Se ne parlerà con ogni probabilità dopo le elezioni politiche tedesche, previste a fine settembre 2002. Lo hanno deciso i ministri degli Esteri dei Quindici con un accordo di compromesso. Ma una soluzione è urgente, altrimenti c'è il rischio di uno slittamento dei tempi dell'allargamento con gravi conseguenze sul piano politico ed economico.
E il fatto che la Francia, l'altro colosso dell'Ue, sia invece capofila dei paesi favorevoli ad inserire i pagamenti diretti agli agricoltori dell'Est nel documento sul capitolo agricolo dei negoziati di adesione, in contrapposizione alla Germania, non rende certo le cose più semplci. Bisogna fare in fretta.
Secondo i piani, le trattative con i paesi "candidati" devono essere concluse entro la fine del 2002. Spetterà al premier danese Anders Fogh Rasmussen, presidente di turno dell'Unione Europea, sovrintendere alla chiusura dei negoziati con Cipro, Malta, Ungheria, Polonia, Repubblica Slovacca, Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca e Slovenia.
Il 24 e 25 ottobre a Bruxelles l'Ue indicherà quali paesi avranno le carte in regola per entrare a far parte dell'Unione.
La "scaletta" prevede poi nella primavera 2003 la firma dei trattati di adesione a conclusione della Convenzione Europea che dovrà preparare le basi della Conferenza Intergovernativa del 2004. Nel 2005-2006, infine, sono previsti i negoziati sul bilancio dell'Unione Europea.
E' l'agricoltura quindi lo scoglio principale. In particolare la Germania vuole passare dai finanziamenti diretti ai contadini al sostegno per l'ambiente e la qualità alimentare. E la stessa Germania, maggiore contribuente della Ue, minaccia di legare la riforma della Politica Agricola Comunitaria, che inizia a metà luglio, al problema degli aiuti all'allargamento.
Una proposta della Commissione Europa indica come soluzione quella di cominciare a pagare agli agricoltori dell'Est sussidi pari ad un quarto di quelli in vigore nell'Unione, e di portarli progressivamente a livello nell'arco di dieci anni.
I Paesi candidati però non sono d'accordo né sulla misura del contributo nè sui tempi. Il potenziale produttivo agricolo fisico degli stati dell'Europa centro orientale è molto più elevato (l'agricoltura ha un peso maggiore in quelle economie), rispetto a quanto accade nell'Unione Europea e gode di un possibile vantaggio per i più bassi costi di produzione.
La situazione è emblematica in Polonia, paese con 40 milioni di abitanti ed un'economia prevalentemente agricola: l'eventuale defezione del più forte dei candidati all'allargamento potrebbe compromettere l'intera operazione. La situazione è delicata. A Copenaghen spetta il difficile compito di gestire il particolare momento politico, fissando magari anche un calendario più preciso che scandisca il ritmo di negoziati e riforme fino all'obiettivo finale.
(9 luglio 2002)
Giovanni Senatore
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