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ROMA, All' indomani del decreto per gli ingressi di extracomunitari stagionali, il cui numero è stato fissato in 33.000 unità, è stata fatta, dal Censis e dal Cnel, una ricerca che fotografa il lavoratore stagionale immigrato. Dalla ricerca risulta che gli stagionali sono in prevalenza maschi, marocchini albanesi o musulmani, poco integrati nella realtà italiana, quasi la metà lavora in condizioni di irregolarità. Hanno scelto l' Italia perché considerata di più facile accesso illegale.

La ricerca ha preso in considerazione un campione di 300 immigrati in tre aree del Paese particolarmente interessate dal fenomeno della stagionalità: il Trentino Alto Adige (agricoltura), la zona di Rimini (turismo) e la provincia di Caserta (commercio ambulante). "Oltre metà del lavoro stagionale in Italia è svolto dagli stranieri - ha spiegato Carla Collicelli del Censis - e questo settore concorre al 10% del Pil nazionale: ciò indica come la nostra economia non possa più fare a meno dell' apporto dei lavoratori extracomunitari in quest' ambito".

La maggior parte degli stagionali immigrati ha tra 25 e 39 anni (70%). Tra le cause che hanno spinto ad emigrare prevalgono l' assenza di opportunità di lavoro (54,2%) e la volontà di disporre di un redditto più alto (50,3%). Per arrivare in Italia, gli stranieri hanno pagato in media circa 2,2 milioni di lire e per avere informazioni pochi si sono serviti delle strutture ufficiali, piuttosto hanno preferito rivolgersi a parenti ed amici. Il 40% possiede il permesso di soggiorno, ma quasi la metà lavora in condizioni di irregolarità totale o parziale. Quasi il 40% dichiara di vivere in condizioni disagiate ed il 60,6% trascorre il proprio tempo libero con i connazionali o con altri immigrati: solo il 3,1% esce con conoscenti italiani.

"Da parte del Governo - ha detto Giorgio Alessandrini, presidente vicario dell' Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri del Cnel - servono innanzitutto politiche che diano agli imprenditori certezze e stabilità sugli ingressi, in particolare assicurando la congruità delle quote di entrata, la decretazione di queste alla fine dell' anno precedente, la tempestività delle autorizzazioni, oltre alla semplificazione dell' intera procedura". Per facilitare l' integrazione del lavoratore straniero, ha aggiunto, "il Governo deve sostenere ed incentivare la possibilità di convenzioni tra le Commisioni regionali per l' impiego, le parti sociali, le Regioni e gli enti locali. Si tratta di uno strumento in grado di promuovere assunzioni di responsabilità che consentono di realizzare un' accoglienza dignitosa ed una convivenza ordinata".

Secondo Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro, Il risultato è che l' Italia è l' unico Paese del mondo che importa manodopera da ben 124 Paesi E' necessario rompere il circolo vizioso dell' immigrazione subita: in passato quando si è cercato di programmare i flussi, in realtà si sono fatte sanatorie.

"Bisogna puntare al rigoroso governo dei flussi - ha spiegato il sottosegretario - ed è allarmante che la ricerca indichi nella mancanza di norme restrittive il motivo principale per cui gli immigrati stagionali hanno scelto l' Italia come meta; così come preoccupa la mancanza di integrazione nella realtà italiana da parte dei lavoratori stranieri". A questa situazione, ha aggiunto, "il Governo ha cercato di porre rimedio con il decreto Maroni, che fissa in 33.000 il numero di lavoratori stagionali permessi che, per la prima volta, vengono selezionati in base al Paese di provenienza". Per evitare afflussi indiscriminati, ha sottolineato, "occorre però un filtro efficace, che può essere rappresentato dalle categorie produttive: non possiamo permettere, ad esempio, che un saldatore o un agricoltore, entri in Italia 'travestito' da colf o badante".

(11 febbraio 2002)

s.c.