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L’indagine che presentiamo, Noi visti
da loro, si propone di esaminare il nodo dell’integrazione sociale
e culturale indotto dai processi migratori, analizzare le motivazioni alla
base dell’immigrazione, verificare la percezione dell’accoglienza e le
attese di quanti lasciano i paesi d’origine per stabilirsi nel
nostro. La metodologia scelta è quella dell’indagine campionaria
d’opinione, condotta attraverso la somministrazione, in 19 città italiane,
di interviste personali agli immigrati con la modalità face to face.
Occorre tener presente che la scelta delle sedi in cui effettuare la
rilevazione corrisponde alla distribuzione della gran parte degli
immigrati, ma esclude alcune aree provinciali o i centri di piccole
dimensioni. È bene sottolineare, inoltre, che gli intervistati non
rappresentano il mondo della piena clandestinità o dell’illegalità, ma
persone che, seppur a vario titolo, per la gran parte lavorano o sono in
cerca di un’occupazione. Tra gli intervistati è presente anche una quota
di soggetti che riconoscono rapporti difficili con la legislazione
italiana, ma la difficoltà di queste relazioni non è legata a reati di
rilevanza penale. I dati, pertanto, sono l’espressione effettiva di un
universo che si interseca pienamente e stabilmente - oggi e
prevedibilmente anche negli anni a venire - con quello dei cittadini
italiani. Il quadro generale che emerge dall’indagine è
complessivamente confortante. L’Italia è percepita come una nazione
capace di accogliere ed ospitare persone che provengono da altri contesti
e culture. L’atteggiamento degli italiani è definito in prevalenza
‘buono’, nonostante talora sopravviva nel Paese una cortina di prudenza e
sospettosità, un filtro preventivo che non assume, salvo situazioni
particolari, caratteri di preclusione o rifiuto. È come se la
dimensione amichevole, tipica del carattere del Paese, quell’apertura e
disponibilità che una certa iconografia ha teso storicamente ad
accreditare, riesca, nonostante un clima culturalmente sfavorevole, a
manifestarsi e a venire percepita come tale anche dagli immigrati giunti
in Italia. E tale percezione potrebbe risultare dirimente anche per
facilitare le modalità di conoscenza e di integrazione fra cittadini
italiani e nuovi arrivati. Proviamo per un istante ad immaginare
l’integrazione di queste persone in un organismo sociale e statuale
diverso dal loro come un processo contraddittorio, un’arrampicata
collettiva verso un altopiano che ospita da molto più tempo la popolazione
residente con le sue tradizioni, le sue religioni ed i suoi costumi. Ci
sono due modi, tra i molti, per immaginare questa scalata. Può avvenire
in un clima di crescente ostilità, e in questo caso la comunità
“ricevente” si ingegnerà con ogni mezzo per ostacolare la
salita. Oppure può svilupparsi in un contesto socialmente,
culturalmente e giuridicamente collaborativo. E in tal caso l’ascensione
risulterà non solo meno drammatica ma agevolata da opportuni appigli che
ne semplificheranno il compimento. Assisteremmo così alla costruzione di
una ‘strada ferrata verso l’integrazione’ al termine della quale è
ragionevole immaginare un arricchimento per entrambi, per chi arriva e per
chi accoglie. È inutile rammentare che in gioco sono i valori coesivi,
l’essenza stessa della civiltà europea per come si è venuta formando e
strutturando: primo esempio di società aperta e frutto di “frammistione
dei sangui”. Ciò renderà tanto più interessante la comprensione analitica
dei caratteri distintivi di ogni paese coinvolto in questo rivolgimento
perché sapranno rispondere meglio alla nuova realtà le società colte e
abituate a governare, con una cultura dialettica e moderna, fenomeni
altrimenti non regolabili. Non è dunque affatto irrilevante comprendere
come l’Italia, realtà di frontiera in questo transito inedito e massiccio
di risorse umane, si collocherà dentro questo processo e saprà affrontarne
e gestirne le conseguenze.
Chi sono, da dove provengono, in cosa
credono
Da un'osservazione di natura generale sulle
caratteristiche del campione emerge con evidenza la variegata
articolazione del mondo dell'immigrazione in Italia. Non si rileva una
comunità di immigrati dominante rispetto alle altre, quanto una nutrita
eterogeneità di ceppi, etnie, culture. La provenienza degli
intervistati risulta fortemente diversificata e segnala la prevalenza di
tre grandi aree geografiche di origine: quella che fa riferimento al mondo
arabo, l'Africa cosiddetta "nera" e la parte europea ex comunista. Dal
punto di vista religioso, il cattolicesimo e la confessione musulmana sono
le professioni di fede menzionate in maggior misura dal campione
intervistato polarizzando quasi i 3/4 delle citazioni. Accanto ai due
credi più rappresentati, raggiunge un livello di presenze significativo
anche il cristianesimo ortodosso indicato da un intervistato su
10.

Come vivono in Italia
È importante sottolineare come la stragrande
maggioranza del campione - circa 8 intervistati su 10 - si dichiari non
pentita della scelta compiuta venendo in Italia. Solo un terzo degli
immigrati interpellati sostiene di voler far ritorno nel proprio Paese; la
restante parte pensa invece di volersi fermare e un quarto di questi ha
già preso la decisione di stabilirsi definitivamente in Italia.
Da
questo punto di vista, il rapporto con il Paese d'origine costituisce un
indicatore significativo per una migliore comprensione dello stato di
permanenza e integrazione degli immigrati. Esso può essere verificato
attraverso la valutazione di più opzioni comportamentali: con la scelta,
in un dato momento, di ritornare in patria; con quella di rimanere in
Italia; con la frequenza dei ritorni temporanei nella nazione d'origine. A
tale proposito, la nostra indagine rivela come tale frequenza sia nella
media piuttosto bassa: a fronte di un 30% degli intervistati che dichiara
di ritornare a casa almeno una volta l'anno, ne resta ben un 40% che, dal
suo arrivo in Italia, non ha mai fatto rientro nel proprio
Paese.
Sotto il profilo occupazionale, la maggioranza degli
intervistati risulta svolgere, a diverso titolo, un'attività lavorativa e
proprio per questo solo un terzo di essi denuncia di trovarsi in
difficoltà economica. Non colpisce, dunque, che l'attitudine che si
manifesta in modo prevalente sia quella della fiducia, del desiderio di
impegnarsi, della volontà di stabilirsi nella nuova realtà d'approdo: come
si è già accennato, il nostro campione di riferimento è costituito da
individui già integrati o parzialmente integrati nella nostra
società.
Pensi di rimanere in Italia
temporaneamente o di stabilirti in modo definitivo?

Anche se la maggior parte degli intervistati
frequenta abitualmente propri conterranei, non è trascurabile la quota di
chi intrattiene rapporti di lavoro e personali con gli italiani.
Le
relazioni con le persone con cui si vivono momenti di contatto anche
prolungati sono forse la chiave di volta della verifica del livello di
accettazione dell'immigrato. L'indagine rileva a questo proposito una
certa quota di disagio: circa 3 intervistati su 10 confessano di non
riuscire ad instaurare reali momenti di prossimità con i
residenti. Rispetto all'area di appartenenza, si nota che le persone
provenienti dall'Africa subsahariana avvertono il problema in misura
superiore alla media, mentre relazioni meno problematiche vengono
dichiarate dagli immigrati provenienti dall'Est europeo. Ad ogni modo,
è importante sottolineare come in termini generali 2/3 degli intervistati
valutino positivamente l'atteggiamento degli italiani nei loro confronti e
ravvisino una propensione all'apertura: nella maggior parte dei casi, dopo
un approccio inizialmente cauto, i residenti prendono in considerazione la
possibilità di instaurare una relazione.
Con i tuoi vicini di casa hai
rapporti:

Con le persone con cui lavori/studi hai
rapporti:

Identità e integrazione
Di fronte alla problematicità della questione
integrazione, il campione si divide in parti equivalenti: per una parte
degli intervistati è il mantenimento della propria identità ad essere
vissuto come elemento prioritario, per l'altra l'obiettivo primario è il
raggiungimento di una piena integrazione nella società di
accoglienza. Interessante notare che, rispetto a ciò, non entrano tanto
in gioco fattori particolari come la provenienza, la scolarità, la
religione, quanto il maggiore o minore coinvolgimento prodotto dal nuovo
contesto di vita e la singola personalità del
soggetto.
Naturalmente il processo d'integrazione comporta sempre
delle rinunce e, per molti degli immigrati, sono proprio le tradizioni del
paese di origine a poter essere in qualche misura sacrificate (abitudini
alimentari, usi...). Fanno eccezione la fede e la pratica religiosa, che,
in particolar modo dai musulmani, vengono avvertite come fattori
irrinunciabili della propria identità culturale.
Nell'insieme si
può concludere rilevando un'accettazione di principio nei confronti
dell'integrazione. Tuttavia gli intervistati sembrano porre due questioni
cardine relative al mantenimento della propria identità, per quanto in
chiave non integralistica: la richiesta di un'ampia tutela della pratica
religiosa e dell'esercizio di costumi e tradizioni anche se non
necessariamente agiti da tutti; il riconoscimento culturale, in senso
ampio, del proprio vissuto e della propria identità.
Per te è più importante:

Nota metodologica
L’indagine quantitativa è stata realizzata
intervistando nella modalità face to face un campione di 1000 persone
immigrate. Agli intervistati è stato sottoposto un questionario
strutturato, composto da 75 variabili di cui alcune in forma aperta. I
quesiti sono stati redatti in maniera elementare e le modalità di risposta
consentite sono spesso di natura semplicemente dicotomica. La linearità
del questionario è intenzionale e si è resa necessaria per agevolare il
campione nella comprensione delle domande. I soggetti reclutati hanno
inoltre potuto scegliere se realizzare il colloquio in italiano, inglese o
francese. Le interviste sono state effettuate presso i phone center
messi a disposizione dalla rete commerciale Western Union e presso altri
luoghi di aggregazione nelle città prescelte. I 19 punti campione,
distribuiti su tutto il territorio nazionale (4/5 centri per ciascuna
macro-area), si suddividono tra centri di dimensioni grandi, medie e
medio-piccole.
Centri campione:
- NORD OVEST Milano, Torino, Brescia,
Genova
- NORD EST Bologna, Reggio Emilia, Modena,
Padova, Treviso, Verona
- CENTRO Roma, Firenze, Perugia,
Viterbo
- SUD-ISOLE Bari, Napoli, Reggio Calabria,
Caserta, Catania
Il campione di 1000 intervistati risulta così
composto:
Sesso:
Età:
| 18-24
anni |
19,9 |
| 25-34
anni |
43,0 |
| 35-44
anni |
26,3 |
| 45-54
anni |
9,0 |
| 55-64
anni |
1,3 |
| più 64
anni |
0,5 |
Fino a che età si è frequentata la
scuola
| mai |
2,6 |
| fino 10
anni o meno |
9,9 |
| fino a
10-14 anni |
16,9 |
| fino a
15-16 anni |
18,6 |
| fino a
17-19 anni |
22,3 |
| fino a
20-21 anni |
12,9 |
| dopo i 21
anni |
16,8 |
Da quanto tempo vivi in
Italia?
| meno di 1
anno |
19,0 |
| da 1 a 3
anni |
35,1 |
| da 3 a 5
anni |
19,6 |
| più di 5
anni |
25,3 |
| non
risponde |
1,0 |
Zona
| Nord-ovest |
20,6 |
| Nord-est |
24,3 |
| Centro |
27,0 |
| Sud-isole |
28,1 |
La sintesi pubblicata online, tratta dalla
pubblicazione Noi visti da loro è stata curata da Sabrina
Titone - Ufficio Stampa e Comunicazione di PeopleSWG.
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