Domande flussi
"Ecco perchè vanno accettate tutte..."
Il testo del ricorso presentato dal Si.L.E. e altre associazioni. "Non sono state assicurate pari opportunità"
ROMA - Lasciamo da parte gli annunci del ministro Ferrero, le aperture del Viminale e le precisazioni del vicepremier Rutelli, facciamo finta che il governo non abbia nemmeno preso in considerazione l'idea di ritoccare le quote del 2006. Forse una risposta alle angosce del popolo dei flussi arriverà dalle aule di un tribunale.
Il sette giugno, come abbiamo anticipato ieri, il TAR del Lazio discuterà un ricorso contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri presentato dal Sindacato Lavoratori extracomunitari (Si.L.E) dall'Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico (Domina), da Holding Famiglia e da due privati cittadini. Un agguerrito gruppetto che chiede di annullare il tetto massimo di ingressi per colf e badanti sancito dall'ultimo decreto flussi, permettendo a tutti quelli che hanno presentato domanda e hanno i requisiti previsti dalla legge di portare a termine l'assunzione.
Il ricorso
Nel ricorso, che Stranieriinitalia.it pubblica in anteprima, si asserisce innanzitutto la "totale illegittimità" del documento programmatico sull'immigrazione per il triennio 2004-2006, in base al quale è stato emanato il decreto flussi. Gli avvocati Fabrizio Salberini (docente di istituzioni di Diritto Pubblico all'università La Sapienza) e Marcella Rossi puntano inoltre il dito contro "l'asserito stato di emergenza" che avrebbe "inquinato" la determinazione delle quote d'ingresso per il 2006, con la conseguenza che gli ingressi autorizzati sono risultati "irrisori" e "comunque insufficienti a coprire le richieste avanzate dagli interessati".
Come se non bastasse, "i meccanismi predisposti dal decreto non hanno funzionato (come forse si sperava), o
hanno funzionato malissimo, determinando palesi ingiustizie e vistose irregolarità", ed è qui che si descrive tutta
la casistica che potete leggere anche tra le segnalazioni raccolte da Stranieriiitalia.it. Nel ricorso si parla dei "modelli esauriti in poche ore", degli sportelli "non attrezzati", delle "interruzioni di servizio", dell'orario di apertura che "non era il medesimo", una situazione descritta impietosamente come "naufragio totale delle procedure".
Alla luce di queste considerazioni, si chiede "la sospensione del provvedimento impugnato, sotto forma di sospensione del limite massimo dei contratti da stipulare per il lavoro domestico e di assistenza alla persona, con riserva di regolarizzazione nei termini di legge".
Diritti negati
"Noi abbiamo aiutato più di ottocento famiglie a preparare e spedire le domande, e ne abbiamo viste davvero di tutti i colori. Poste Italiane non ha saputo assicurare a tutti le pari opportunità, sono stati violati i diritti delle persone, soprattutto di quelle più deboli" dice Maria Pratsiuk, segretario nazionale del Si.L.E., sindacato "specializzato" in lavoratori stranieri che conta ormai più di diecimila iscritti.
"Con il ricorso - spiega Maria Pratsiuk - non vogliamo solo dimostrare l'illegittimità del decreto flussi, ma anche evidenziarne l'illogicità. Contiene cifre che non hanno nulla a che fare con le esigenze reali e con la vita di tantissime persone, anziani o malati bisognosi di assistenza ma anche donne e uomini che pur avendo un lavoro devono vivere con il terrore di essere espulsi, senza la possibilità di tornare a trovare le loro famiglie rimaste in patria".
Rincara la dose anche Federica Rossi Gasparrini, presidente di Holding Famiglia e deputata dell'Italia dei Valori: "Il fattore tempo, a causa dei ritardi nell'apertura degli sportelli postali, per interruzioni dello stesso servizio e per diversa abilità del personale addetto, si è dimostrato ampiamente lesivo dei basilari principi di equità e legalità che deve caratterizzare qualsiasi rapporto fra Istituzioni e Cittadino".
"Per i principi che informano il nostro sistema - ne deduce l'on. Gasparrini - confidiamo che il ricorso venga quindi accettato". La parola passa ai giudici.
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(1 giugno 2006)
Elvio Pasca