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Lavoratori stranieri
Cisl Milano: "L'idoneità alloggiativa? Una discriminazione"
Il sindacato presenta ricorso al giudice del lavoro. "Se vinciamo, anche il Ministero si dovrà adeguare"
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MILANO - Pretendere che i cittadini stranieri che vogliono cambiare lavoro dimostrino che vivono in un appartamento abbastanza capiente è "una discriminazione a tutti gli effetti". Questa la tesi portata avanti dalla Cisl di Milano, che ha presentato un ricorso al giudice del lavoro contro il requisito dell'idoneità alloggiativa per la stipula dei contratti di soggiorno, una delle novità del regolamento d'attuazione della Bossi-Fini che stanno creando più problemi agli stranieri in Italia.

"E' un vero controsenso che gli immigrati con permesso di soggiorno, per poter cambiare lavoro, debbano obbligatoriamente presentare un certificato di idoneità alloggiativa che attesti la qualità della loro abitazione" dice Stefano Resmini, responsabile dell'Ufficio vertenze della Cisl. "E' un controsenso perché a me, cittadino italiano, nessun datore di lavoro chiederà mai, come clausola determinante per la mia assunzione, la qualità dell'alloggio in cui vivo".

La battaglia legale ha preso le mosse dal caso di due lavoratrici marocchine che avevano visto sfumare la loro assunzione proprio perché non erano riuscite a procurarsi il certificato di idoneità alloggiativa, ed avevano quindi presentato un ricorso attraverso la Cisl di Milano. Il giudice ha dato loro ragione, di qui la decisione del sindacato di presentare un ricorso generale, per il quale è stata fissata un udienza per il prossimo 7 luglio.

"Vogliamo dimostrare che il contratto di soggiorno è discriminatorio - spiega Maurizio Bove del Servizio Stranieri della Cisl milanese - e contrasta con il principio fissato dall'articolo 2 del Testo Unico sull' Immigrazione, secondo cui gli extracomunitari regolari in Italia possono spostarsi sul mercato a parità di condizioni con i cittadini italiano. Se vincessimo il ricorso apriremmo una nuova strada che anche il Ministero dovrebbe poi percorrere".

(29 giugno 2006)

Elvio Pasca