ROMA – Quasi 25mila domande di asilo politico presentate nel 2000 in Italia, poco più di 1600 riconoscimenti da parte della Commissione centrale per i rifugiati a Roma, nello stesso periodo. Sono alcuni dati sui rifugiati politici nel nostro paese, ricavati sulla base di documentazioni del ministero dell’Interno.
Il progetto del Governo di riforma della legge Turco-Napolitano sull’immigrazione, prevede alcune novità anche per loro.
Ad esempio, vi sarebbe uno screening iniziale alla frontiera, per verificare i casi di manifesta infondatezza della richiesta, entro 15 giorni, durante i quali si aprirebbero i cancelli dei centri di permanenza temporanea. Il ricorso avverso a un rifiuto alla richiesta di asilo, inoltre, non sospenderebbe l’espulsione.
Le modifiche sono contenute negli articoli 20 e 21 (titolo II) del testo di riforma. Sembra però che le nuove regole non convincono le maggiori organizzazioni italiane da anni impegnate su questo fronte.
"L’obiettivo del legislatore, ci dicono nella nota introduttiva, è quello di colpire le domande di asilo fatte in maniera strumentale, magari da persone chiuse nei centri di permanenza temporanea in attesa dell’espulsione - spiega Padre Francesco De Luccia, direttore dell’Associazione Centro Astalli di Roma, tra le più attive in favore dei rifugiati in Italia - il problema però è che questi articoli danno un’impronta negativa all’intera materia sull’asilo politico. D’accordo, puniamo chi lo merita, ma il discorso va inserito in un discorso più ampio, in una legge organica, il rischio è quello di pregiudicare un diritto universalmente riconosciuto: non possiamo venire meno a questo compito".
"Non ci sembra questo il modo di affrontare la lacuna legislativa in Italia sul tema dei rifugiati, serve una legge organica quanto prima - conviene Christopher Hein, direttore del Centro Italiano Rifugiati - noi abbiamo sollecitato il Governo a contemplare uno stralcio, di separare lo stato di rifugiato dall’immigrazione e di presentare al più presto una nuova normativa che disciplini anche nuovi aspetti della materia. Esiste una netta contraddizione – prosegue Hein – tra la nota introduttiva e gli articoli. Se lo scopo è affrontare il problema dell’abuso del diritto di asilo, siamo d’accordo, ma noi proponiamo di farlo in maniera mirata, circoscritta. Colpiamo l’abuso, ma senza abolire drasticamente le garanzie fondamentali, come accade invece con il trattenimento di quanti chiedono asilo all’interno dei centri di permanenza. Introdurre procedure estremamente accellerate per tutti quelli che si trovano illegalmente nel territorio dello Stato (così dice la norma), rischia di far diventare l’emergenza una regola indiscriminata".
Esistono però anche alcuni aspetti positivi. Il progetto di legge prevede infatti un decentramento della decisione sulle istanze di asilo, con la creazione di Commissioni periferiche in tutte le province (90 in tutta Italia).
"Siamo d’accordo sul decentramento - precisa Padre Francesco De Luccia – ma la composizione delle commissioni dovrebbe essere più equilibrata. Oltre ai due rappresentanti del ministero dell’Interno e a quello del comuni, bisognerebbe prevedere anche la partecipazione di un rappresentante di un organismo super-partes, magari dell’Unhcr".
L’allarme però riguarda anche altre emergenze. "E’ urgente predisporre un sistema di accoglienza e assistenza per i richiedenti asilo - denuncia Christopher Hein – solo nelle ultime 4 settimane 2200 persone sono sbarcate in Calabria, quasi tutte provenienti da paesi a rischio. Il finanziamento del piano di accoglienza, che nel 2001 si è stato di 27 miliardi, non è stato garantito per il prossimo anno. E i Comuni dal 1° gennaio 2002 non sapranno più come fare".