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Rimini. Consiglio immigrati: udienza a Ciampi e firme in tutta Italia   Invia questo articolo

RIMINI - La richiesta di essere ricevuti al Quirinale per ringraziare il Presidente della Repubblica che con un telegramma aveva plaudito all'iniziativa riminese, il lancio di una raccolta nazionale di firme rivolta agli extracomunitari che testimoni l'adesione totale ai principi della Costituzione Italiana e promuova l'estensione del diritto di vito agli stranieri nelle elezioni locali dopo 5 anni di residenza.

Sono questi i primi passi ufficiali del consiglio degli immigrati della Provincia di Rimini, insediato nei giorni scorsi nella capitale europea delle vacanze, con la nomina degli organi direttivi. Presidente è stato eletto Alban Kraja, giornalista, rappresentante della comunità albanese: la carica ha una durata di alcuni mesi (sei) ed è prevista una rotazione di tutti i componenti.

Vicepresidente è il tunisino Ben Alì Naceur. Il senegalese Seck Papa Modou, che alle elezioni del 19 maggio aveva ricevuto il maggior numero di voti (238), è invece il consigliere "anziano". In provincia di Rimini, prima città italiana ad avere eletto il consiglio dei rappresentanti degli immigrati (un organo consultivo che affianca il consiglio provinciale ufficiale nelle decisioni che riguardano gli stranieri della riviera romagnola), risiedono legalmente 9.485 cittadini extracomunitari (il 52% di sesso maschile), secondo le anticipazioni dell'Osservatorio Demografico fornite dall'Ufficio Statistica.

I dati riferiti al 1° gennaio 2002, indicano un aumento di 1.164 unità (+14%) rispetto all'anno precedente. La concentrazione maggiore di residenti stranieri si ha nei comuni costieri, in particolare: Rimini (54%), Riccione (12%), Bellaria-Igea Marina (6%), Cattolica (5%). Il gruppo più numeroso è rappresentato dagli albanesi, seguito da quello dei paesi nord-africani e dai cinesi.

Ed è rivolta agli immigrati di tutta Italia la prima iniziativa del neonato consiglio degli stranieri di Rimini: una raccolta nazionale di firme, estesa anche ai cittadini italiani che attesti e dichiari fedeltà ai principi e ai valori della Costituzione italiana.

La dichiarazione chiederà inoltre la ratifica da parte del Parlamento italiano del capitolo C della Convenzione di Strasburgo del 1992 per la partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale, ovvero il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali dopo 5 anni di residenza.

"Vista l'attenzione e la sensibilità da Lei dimostrata nei confronti degli immigrati, ci permettiamo di chiederle udienza, nelle circostanze da lei ritenute più opportune", recita la lettera inviata da Kraja al presidente Carlo Azeglio Ciampi, con la quale si comunica l'avvenuto insediamento del consiglio degli immigrati di Rimini e si ringrazia il Capo dello Stato per il suo interessamento alla vicenda.

"Nell'aver scelto di far votare gli immigrati vi è la consapevolezza che le loro comunità già insediate nel territorio siano i veri riferimenti che accelerano e rendono credibili, per coloro che abbracciano la strada migratoria, le opportunità di lavoro e di inserimento sociale", dice invece Ferdinando Fabbri, presidente della Provincia di Rimini. "Con questa realtà, che non è fatta di persone allo sbando ma di percorsi spesso organizzati e ben finalizzati - aggiunge - occorre che le istituzioni pubbliche siano in grado di colloquiare compiendo un salto di qualità nell'azione di governo che segni il passaggio dalla prospettiva, emergenziale, della prima accoglienza, a quella, progettuale e ragionata, della attuazione di tutte le possibili misure di integrazione, compresa quella, potente, dell'esercizio del voto democratico".

"Il Consiglio dei rappresentanti degli Immigrati è figlio anche del federalismo e dell'autogoverno delle comunità locali. Il mondo sta cambiando - prosegue Fabbri - andiamo sempre più verso una società multietnica e Rimini e la sua provincia, da sempre terra ospitale, aperta, terra di sperimentazioni e novità, debbono proporre soluzioni avanzate, civili, verso un incontro con i nuovi arrivati non subìto ma pensato. Nel voto del 19 maggio - conclude - c'è la voglia di segnare una strada che può avere un valore nazionale: i problemi dell'immigrazione non si affrontano con la repressione, con la caccia al diverso, con la paura, bensì con la conoscenza della cultura e dei bisogni altrui, con la partecipazione ai problemi concreti come il lavoro, la casa, la serenità del vivere, lo studio, la dignità umana che sono sulle spalle di tutti: vecchi e nuovi cittadini di questa nostra Repubblica".

(1 luglio 2002)

Giovanni Senatore